
Il Teatro si riprende il suo ruolo politico di lettura del reale e di rimando a una riflessione . Debutta al TAN (Teatro Area Nord) di Napoli lo spettacolo Wet Floor, pavimento bagnato, testo di Fabio Pisano, con la regia di Lello Serao e l’interpretazione di Fabio Cocifoglia e Antimo Casertano.
Di spettacoli come Wet Floor ne dovrebbero fare di più. Raccontano squarci di contemporaneità non avendo paura di affrontare il punto. Quale punto? Questo .
Quello che stiamo condividendo ora… il mondo dei media, dei social, il mondo virtuale e di un’informazione che per privilegiare la velocità sullo spazio e sulla verità rischia troppo spesso di diventare “stronzata”… finzione e gioco di manipolazione. Si sente l’ispirazione diretta delle parole di Denzel Washington, che ha studiato giornalismo oltre che teatro, e il suo modo diretto di parlare di informazione, o meglio disinformazione, tra verità e velocità.
Certo si sente anche la giovinezza della scrittura di Fabio Pisano, si sente la difficoltà di interpretare un personaggio dell’uomo delle pulizie-rapitore come Ruth un po’ più diretto e che sfiora il didascalico, come ben fa Antimo Casertano, ma si sente anche la forza del personaggio del giornalista Ben, interpretato con slancio da Fabio Cocifoglia. Non mancano momenti comici, trovate interessanti a partire dalla scenografia di una stanza come un ring sospeso dove ‘battagliano’ i due, alla ricerca di una verità.
Il dialogo inizia come due mondi che per caso si incrociano, ma piano piano si svelano i dettagli di un’apparenza che lascia capire ‘non tutto ciò che sembra è reale’.
L’uomo delle pulizie, colpo di scena, è l’autore di un rapimento (inizialmente non permette a Ben di uscire dalla stanza-ring perché il pavimento è bagnato) in nome di un’ideale di verità, ma, come acutamente comprende il giornalista, soprattutto per una rivendicazione personale: un articolo di Ben ha rovinato la vita a Ruth. E a decidere della sorte del giornalista apparentemente devono essere le persone sui social a cui si collega in diretta Ruth. Così piano piano il dialogo diventa una riflessione “di piazza” e i commenti sul social il verdetto di un processo che non sa chi ha come imputato.
Vengono presentate tutta un serie di dimensioni apparentemente reali che poi la finzione del racconto smaschera lentamente, come verità di una finzione: il tasto sul detonatore di una bomba diventa un telecomando di una macchina e il cerchio si chiude, restando sostanzialmente aperto.
Al regista Lello Serao va riconosciuta l’audacia di aver scelto e diretto questo testo e due attori, che con il loro dialogo lanciano un seme di riflessione nel pubblico, da cui forse ripartire.
Lo spettacolo torna in scena a gennaio al Teatro Piccolo Bellini