
Chiuso per Coronavirus. L’Italia sospende la sua frenetica vita per cercare di bloccare il contagio. Così solo nel tardo pomeriggio del 4 marzo arriva il decreto anticipato fin dalla mattina da giornali e agenzie. Università e scuole chiuse fino al 15 marzo. Ogni tipo di riunione e manifestazione sospeso fino al 4 aprile. Così racconta il decreto. Sospese dunque lezioni, incontri dei vari istituti, teatri, cinema. Ancora attivi solo i negozi, necessari. Arrivano sospensioni di rassegne teatrali come Quartieri di vita a Napoli, soppressioni fino ad aprile di spettacoli di teatri. In nome della sicurezza.
I musei restano invece aperti. Ma senza inaugurazioni, senza incontri. Spazi per passeggiate solitarie a disposizione delle città e dei cittadini. Anche se ai cittadini viene consigliato restare a casa. Ma le istituzioni culturali pur riducendo la loro azione, non smettono di avere attività e lanciano segnali di continuità. Con l’idea che l’arte e la bellezza vincono in tutte le epoche i momenti di difficoltà
IL MAP SI DEDICA ALL’AMBIENTE
Il museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano Gli etruschi di frontiera, nel salernitano, rimanda a data da stabilire l’inaugurazione e l’apertura della mostra Girls Not Brides, spose bambine in Bangladesh, foto di Romeo Civilli, prevista per domani 6 marzo. Un’esposizione con un tema particolare, coerente con la sensibilità al femminile declinato dalle tombe etrusche femminili del museo, testimonianza della cultura etrusca. Si rimanda anche per poterne approfittare meglio in tempi in cui non sono sconsigliati incontri.
Ma il MAP non si ferma, partecipa attivamente venerdì 6 marzo alla piantumazione di un albero di olivo all’iniziativa M’illumino di meno, giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili lanciata da Caterpillar e Radio2 dal 2005. Quest’anno la giornata propone azioni concrete come, appunto, piantare un albero per contrastare naturalmente la presenza di anidride carbonica, causa principale dell’aumento del gas serra nell’atmosfera. Al museo dalle 19, in contemporanea con gli esercizi commerciali, vengono spente le luci.
Anche qui si tratta di un’esposizione temporanea, che durerà fino al 31 ottobre, di seicento reperti che tracciano la storia del popolo etrusco, dalle origini allo sviluppo tra le due grandi pianure padana, a Nord, e campana a Sud, fino al Sele. Un viaggio che attraversa un’arco temporale di sei secoli, dal X al IV a.C. con l’esposizione di oggetti mai mostrati, circa duecento. La mostra si pone in continuità con quella già tenuta nel Parco Archeologico di Pompei su Etruschi a Pompei.
In questa occasione si potranno vedere anche oggetti provenienti dal museo Etrusco di Villa Giulia come il corredo della celebre Tomba Bernardini di Palestrina, con il suo affibiaglio o il suo splendido lebete d’argento dorato, che per la prima volta viene esposto accanto agli oggetti della Tomba Artiaco 104 di Cuma, con cui si può creare un confronto con un affibbiaglio non meno prezioso. Il mondo etrusco etrusco-laziale si ricongiunge a quello campano per raccontare le tracce e le forme di questo popolo. Tutto attraverso tombe, perché, come è noto, solo dall’archeologia della morte si possono ricavare dati certi su questa cultura di grande livello.