
Appena 2 anni prima (1973) l’emergenza colera spingeva alla progettazione di opere di disinquinamento del fiume Sarno, in Campania, portando al cosiddetto PS3 (Progetto Speciale 3) che tra le altre opere prevedeva il completamento delle reti di depurazione delle acque di tutti i paesi del bacino del fiume Sarno.
Era l’epoca delle vacche grasse, della Cassa del Mezzogiorno e dei finanziamenti a pioggia. Le opere restarono in gran parte incompiute.La filosofia di approccio al problema, individuata nel PS3, predisposto dalla Casmez e approvato dal Ministero dei lavori pubblici il 13 ottobre 1975, si prefiggeva l’obiettivo del disinquinamento del Golfo di Napoli con la costruzione di una serie di depuratori comprensoriali che dovevano consentire il recupero ambientale dei bacini dei Regi Lagni, Alveo Camaldoli, Sarno e Picentino.
L’area di intervento aveva le seguenti caratteristiche:
– Superficie 2.800 kmq
– Sviluppo costiero (isole comprese) 260 km
– Sviluppo della rete idrografica 2000 km
– Comuni serviti: 195 di cui:
91 dell’intera Provincia di Napoli
43 nella Provincia di Caserta compreso il capoluogo
42 nella Provincia di Salerno compreso il capoluogo
17 nella Provincia di Avellino
2 nella Provincia di Benevento
L’intero sistema disinquinante venne suddiviso in 9 subsistemi corrispondenti ai bacini
imbriferi ricadenti nell’area di intervento e precisamente:
– Bacino occidentale di Napoli
– Bacino Orientale di Napoli
– Isole di Ischia e Procida
– Bacino dell’Alveo Camaldoli
– Bacino della costiera Sorrentina e dell’isola di Capri
– Bacino della costiera Amalfitana
– Bacino dell’area Salernitana
– Bacino del fiume Sarno
I subsistemi erano suddivisi in più comprensori in relazione all’estensione e alle caratteristiche
geomorfologiche, idrologiche e demografiche dei territori che li costituivano. In particolare il
subsistema corrispondente al bacino del fiume Sarno venne suddiviso in tre comprensori:
– Alto Sarno (con impianto a Mercato S. Severino)
– Medio Sarno (con impianto a Scafati)
– Foce Sarno (con impianto a Castellammare di Stabia).
Il provvedimento Cipe del 10.10.1979 per il subsistema del fiume Sarno prevedeva uno
stanziamento di circa 164 miliardi così suddivisi tra i tre comprensori:
– Foce Sarno: 63,7 md
– Medio Sarno: 60 md
– Alto Sarno: 40,2 md
Totale: 163,9 md
Il progetto doveva realizzarsi in 42 mesi. Alla data del 25.8.1992, quando il bacino del fiume Sarno con deliberazione del Consiglio dei Ministri fu dichiarato area a elevato rischio di crisi ambientale, nessuno degli impianti previsti era in funzione: erano in esecuzione l’impianto di Foce Sarno e quello dell’Alto Sarno, mentre per il depuratore del Medio Sarno non erano ancora iniziati i lavori. In considerazione dei ritardi del PS3 la Regione Campania, incaricava l’assessore preposto di individuare i soggetti idonei allo studio di rimodulazione del comprensorio del Medio Sarno.
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