
Una tragedia ancora impossibile da accettare, 35 anni dopo quella sera maledetta. Il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel di Bruxelles dove si giocava la finale di Coppa dei Campioni tra Juve e Liverpool, 39 persone (di cui 32 italiani) morivano per i disordini provocati dagli hooligan inglesi, che causarono il crollo del “settore Z” in cui s’erano ammassati i sostenitori bianconeri. Un anniversario che oggi viene ricordato con commozione e tristezza da tutto il mondo del calcio. Un anno dopo il capo delle Br Renato Curcio, scrisse per il Guerin Sportivo. «All’appuntamento con lo show dell’anno», esordiva Curcio «siè presentato Thanatos il Guastafeste. Kissinger, Agnelli & C. Hanno assistito al suo rumoroso ingresso nella curva Z Comunque in poco più di un’ora l’incidente è stato normalizzato. La Juve ha vinto la Coppa. Thanatos rimosso. Una parte dei tifosi ha esultato. Un’altra ha digrignato i denti. Come sempre più spesso succede. Ed è “naturale”. Il rito del calcio, infatti, nella crisi dei valori e del politico che corrode le antiche certezze, svolge per così dire un ruolo di supplenza e raccoglie i cocci della civiltà della morte cercando in qualche modo di tenerli insieme…».
Ed ecco una prima analisi dei comportamenti del “popolo delle curve: «…Non guasta ricordare che in Europa oltre venti milioni di disoccupati sono ufficialmente classificati ‘inutili’ e ‘inconvertibili’…Negli attuali rapporti di produzione della vita per questa massa non c’è alcun futuro…Gli inutili-inconvertibili sono oggetto di molte attenzioni. Quella degli ‘spacciatori di tifo’ non è ultima per importanza…Per quanto ‘accesi’ i tifosi non sono animali. E neppure psicopatici, mestatori politici o sub-normali…Sono masse culturalmente manipolate. Cristalli di massa sociale canalizzata, influenzata e spinta ad identificarsi con una “bandiera” e ad identificare, in un’altra, il suo generico nemico…». Dopo avere citato Freud (gli scritti sulla guerra e l’istinto di morte) e Lorenz (l’aggressività come impulso distruttivo incontenibile) per spiegare in qualche modo l’attitudine dei tifosi, soprattutto giovani, alla violenza, e avere disegnato un percorso di im-possibile recupero ( purtroppo «il fenomeno ultrà è l’ultimo fenomeno di aggregazione giovanile rimasto») la conclusione amarissima : «Le guerre negli stadi sono guerre di corpi in trappola che finiscono per perfezionare la trappola…Metafore spietate della guerra in quest’epoca metropolitana».