
Tutto cominciò un paio di anni fa, senza baretti. A scatenarsi per primo, durante un’assemblea del Pd ai Camaldoli, fu De Luca, sottolineando esplicitamente la presunta incapacità amministrativa dell’ex-magistrato napoletano diventato sindaco di Napoli: “Non hai un euro? Vattene a casa. Non puoi pagare i creditori? Vavattenne. Amministrare è fatica, non è partecipare a concerti o andare a cresime e matrimoni. Nei giorni a cavallo del primo maggio mi sono fatto a piedi a Napoli dall’ospedale Annunziata a Piazza Garibaldi per mangiare da Mimì alla Ferrovia. Sembrava Calcutta, il Bangladesh”.
Pronta la replica di De Magistris, incentrata sulla “futura” sfida al governo regionale: “Ha l’ansia? Gli diamo la camomilla? Se il popolo vuole che mi candidi alla Regione è perché è lui in calo di consensi. Vicienzo stai sereno, non mi vengono altre considerazioni da fare al momento. Noi vogliamo costruire rapporti corretti, con il dialogo e il confronto, è un atteggiamento responsabile e istituzionale. Mi auguro che le sue esternazioni non incidano su tavoli di lavoro“.
A distanza di anni, la situazione è peggiorata, nonostante qualche tentativo di riconciliazione, più formale o istituzionale che sostanziale. Si arriva ai giorni nostri con i dispetti sugli orari dei baretti. Il microcosmo campano, infondo, non fa altro che ripetere gli screzi in alto loco nazionale. Però che tristezza…