
Oggi fan trent’anni dallo sperpero. Innanzitutto dei miliardi buttati via per Italia 90, campionato mondiale di calcio che doveva servire a modernizzare i più importanti stadi italiani. Una balla colossale, degna di Pinocchio e di Montezemolo presidente del mega comitato organizzato.
ll Mondiale, sul piano dei costi, fu una specie di voragine, un’idrovora che ha esteso fino a oggi e oltre i suoi effetti, con appalti dai costi lievitati con percentuali a tre cifre. E alla fine il conto, presunto, perché non è detto che poi non sia sfuggito qualcosa, è stato di almeno di 7.230 miliardi delle vecchie lire (più di 6.000 provenienti dalle casse statali), in euro 3,74 miliardi, ma ci sono anche altre interpretazioni di quelle spese che portano la cifra oltre i quattro miliardi. Con la rivalutazione Istat si arriverebbe a quasi 7 miliardi e mezzo, una cifra che si può ricavare anche più empiricamente considerando che allora un biglietto del bus costava 900 lire (46 centesimi), un quotidiano 1.200 (62), un caffè 700 (36). Indubbiamente spendemmo uno sproposito, considerando anche che gli americani, quattro anni dopo, tirarono fuori l’equivalente di 80 miliardi di lire, poco più di 40 milioni, grazie a impianti e infrastrutture già esistenti.
Anche in tema di sicurezza fu un disastro. Niente al confronto delle centinaia di vittime già conteggiate per gli impianti dei Mondiali 2022 in Qatar, ma lì si parla di condizioni di semischiavitù. No, nella civilissima Italia, si dovettero contare 12 vittime nei cantieri degli stadi e altre 12 in lavori esterni. In totale furono 678 gli infortuni sul lavoro, un’enormità. L’incidente più grave avvenne allo stadio palermitano della Favorita, con cinque operai schiacciati dal crollo di una tettoia e oggi ricordati con una targa. Seminascosta.
In campo, notti magiche un c… Se non c’era Schillaci, che manco doveva esserci, sarebbero state serate buie. Eppure quella Nazionale di Vicini aveva in tutti i ruoli i migliori talenti di quella generazione. Ma quando l’Italia è favorita le prende regolarmente,sopratutto quando c’è di mezzo la Fifa, anzi la fifa, quella di tirare i rigori decisivi in maniera imparabile nella serata giusta. Trent’anni dopo in noi resta il rimpianto. In realtà anche in Maradona, che contro di noi fece il bulletto e poi in finale fu costretto amaramente ad inghiottire il wurstel.