
Il Napoli Teatro Festival Italia partirà. Viene lanciato il cartellone di spettacoli che iniziano il 1 luglio e continueranno poi anche in autunno. La conferenza stampa in pieno stile “era covid”, vede il digitale sostenere l’incontro dal vivo tenuto, per ‘pochi’, nel teatrino di corte di un Palazzo Reale ancora chiuso al pubblico. Le parole sul festival sono state lanciate, attraverso canali social del Festival, nell’etere. In sintesi, al di là dei 130 spettacoli proposti, di cui 129 all’aperto e uno solo al chiuso del Teatro San Carlo, al di là del lavoro per 1500 persone, di cui 994 campani, il messaggio declinato da tutti è univoco: realizzare ora il teatro festival, che si pensava rimandato, significa lanciare dal sud, da Napoli un messaggio di speranza, un’idea di ripresa. Stiamo parlando di un settore, quello del teatro, che il cui danno, come per tutto il settore turistico, non finisce con la fine del lockdown.
“Tenere accesa fiammella del Festival – racconta Alessandro Barbano, amministratore della Fondazione – sperando che contribuisca a riaccendere i motori di questo paese e che possiamo fare della capacità di creare, forza artistica e culturale un volano come è sempre stato“.
Su questo messaggio sono tutti d’accordo al tavolo. Dalla dalla dottoressa Rosanna Romano, sostegno della Regione Campania, al direttore artistico Ruggero Cappuccio, a Marta Ragozzino, direttrice della Direzione generale dei Musei Campani coinvolta in vari siti a partire da Palazzo Reale fino all’anfiteatro di Santa Maria Capuavetere, a Sylvain Bellenger, direttore del Real Museo di Capodimonte, che presta il suo parco al festival.
Anche l’Ubi Banca sottolinea questa importanza, nuovo partner del Festival. “Con questa nuova prestigiosa partnership – dichiara Alberto Pedroli Responsabile Macro Area Territoriale Sud di UBI Banca – vogliamo dare un forte segnale al territorio: la cultura, con le tutte le sue declinazioni è il principale asset dell’Italia e, in quanto tale, svolgerà un ruolo fondamentale nella ripresa dall’emergenza Coronavirus. Il Coronavirus passerà ma la bellezza della cultura italiana resisterà così come fa da oltre duemila anni”.
I LUOGHI
E’ ovvio quest’anno tutto si realizzerà, tempo permettendo, all’aperto. E con tutte le precauzioni per la sicurezza necessarie. Il cuore pulsante del festival resta a Palazzo Reale di Napoli ma coinvolge luoghi ampli sia a Napoli che in Regione. Tra gli altri luoghi napoletani, Palazzo Fondi, i cortili dei palazzi del rione Sanità,il rione De Gasperi, la spiaggia delle Monache a Posillipo (con accesso da Lido Sirena – Via Posillipo) , il Teatro di San Carlo, il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli (per una presentazione di un libro) e il circolo Canottieri. Per la regione, invece, il Duomo e il cortile del teatro Ghirelli a Salerno, il complesso monumentale di Santa Chiara a Solofra, il Teatro Naturale di Pietrelcina, e l’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, altro sito della Direzione regionale Musei Campania. Luoghi d’arte, quindi, uniti a luoghi verdi, cortili e ambienti accoglienti. Il Bosco di Capodimonte, ma anche l’atrio del museo saranno protagonisti. Ma Sylvain Bellenger lancia anche la proposta agli spettatori di agevolazioni anche per entrare nel museo: il festival diventa un modo per rilanciare il Museo, per creare un’occasione di riappropriazione e conoscenza dello spazio museale.
GLI SPETTACOLI
Sempre L’edizione 2020 presenta 34 spettacoli di prosa nazionale, di cui 28 prime assolute, consolidando la struttura in sezioni: Italiana, Osservatorio, Danza, SportOpera, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Progetti Speciali. La sezione Internazionale, che negli anni passati ha portato a Napoli grandi nomi della scena contemporanea, è stata invece riprogrammata a partire dall’autunno e vedrà in scena, tra gli altri, il coreografo greco Dimistris Papaioannu, l’artista belga Jan Fabre, e Ramzi Choukair e Sulayman Al-Bassam.
Si inizia e si finisce con la musica. Lo spettacolo iniziale della rassegna, infatti, giunta al suo XVII anno, e rappresentata da un disegno di Mimmo Palladino, inizia con la musica dei Foja, nel cortile della Reggia di Capodimonte il 1 luglio, e finisce il 26 luglio con un concerto nello scenario del San Carlo, l’unico luogo chiuso del Festival, di Roberto De Simone con il suo concerto tra scrittura e riscrittura che si conclude con Fryderyk Chopin in una rielaborazione dellaSonata n. 2 in Si bemolle minore, Op. 35, un omaggio, sottolinea Cappuccio a tutte le persone che con il Coronavirus sono andate via.
L’elenco degli artisti è vario, da Mimmo Borrelli a Lino Musella a Silvio Orlando a Lina Sastri, Arturo Cirillo a realtà come Casa del Contemporaneo o il Teatro Sanità. Un caleidoscopio di nomi e di spettacoli di cui piuttosto che fare l’elenco si invita a scoprire sul sito https://napoliteatrofestival.it/edizione-2020/
I COSTI
La proposta è sempre dalla parte di un teatro per tutti. Con costi popolari di 8 euro che diventano 4 con la tessera Feltrinelli. O, se si tratta di ridotti, dai 5 euro poi ridotti sempre dal possesso di una carta Feltrinelli. I titoli potranno essere acquistati online sul sito www.napoliteatrofestival.it e ai botteghini allestiti nei luoghi degli eventi. Il ricavato degli spettacoli inseriti nella sezione Musica sarà devoluto in beneficenza all’Istituto nazionale tumori “Fondazione Pascale” di Napoli.
Alla conferenza stampa, che, si può riascoltare qui, un largo spazio filosofico viene impiegato da Ruggero Cappuccio che racconta la strana storia di questo periodo. Parla del tempo, del futuro, del sostegno alla categoria degli attori (hanno presentato un documento di protesta) e della libertà. Una parola declinata anche nella voluta assenza di un tema per il festival, come limite alla creatività. Il trait d’union del Teatro Festival è essere dimensione di espressione artistica e creativa autonoma. L’idea è quella di lasciare un segno, “tracce spirituali” attraverso il teatro, in un percorso che privilegia la lettura contemporanea: 85 percento sono autori contemporanei, del Novecento, e l’80 percento in vita.