
Che cosa si può pensare di regalare a una donna che compie il suo primo secolo, quando la signora in questione, Franca Valeri, è un genio di scrittura, recitazione e comicità con le sue maschere e le interpretazioni eterne, dalla signorina Snob alla signora Cecioni fino alla latrice del definitivo “Cretinetti” all’Alberto Sordi de ‘Il Vedovo”? Ma l’immortalità, naturalmente, il dono ideale consegnato attraverso l’ AGI all’attrice che il 31 luglio colleziona cento candeline, da colleghi e amici cui un destino fortunato ha permesso di trascorrere gran pezzi di vita con lei.
“A Franca vorrei fare un regalo interessato, l’immortalità, tutto il resto ce lo siamo già donati” chiarisce Urbano Barberini, attore di stirpe aristocratica che con la Valeri vanta un sodalizio composto di venti anni di collaborazione e sette spettacoli. Intanto ha pensato a un dono appena più realistico, una visita con suo figlio Maffeo, adorato dall’attrice e al quale per il suo battesimo lo scorso anno la Valeri dedicò un brano che diceva “è un bambino che un colpo di fortuna ci ha dato come se fosse nostro” e si complimentava perché non l’avevano “fregiato di un nome moderno”. “Franca è dotata di una comicità eterna e allo stesso tempo contemporanea” analizza Barberini il cui fatale incontro con la Valeri si deve a Giuseppe Patroni Griffi che entusiasta del debutto teatrale del principe attore nel monologo ‘Sulle spine’, nel ’96 consigliò lo spettacolo alla Valeri: “Venne a vedermi, arrampicandosi sulla scala a chiocciola di quel teatrino, mi raggiunse in camerino per complimentarsi e mi disse che le sarebbe piaciuto lavorare con me”.
Due anni dopo, quando a Barberini capitò nelle mani ‘Mal de mer’ testo francese che giocava sull’equivoco linguistico lo fece recapitare alla Valeri: “Dopo poche ore mi chiamò entusiasta dicendomi che lei lo stava traducendo e che avrei dovuto solo trovare produttore e regista”. Nacque così ‘Mal di madre’ diretto da Patrick Rossi Gastaldi, dove l’attore interpretava uno psicanalista lacaniano e la Valeri una anziana paziente decisa a sottoporsi alla terapia nonostante l’età avanzata e abile a ribaltare i ruoli durante l’analisi: “Fu un successo da 300 repliche. Ma Franca mi ha insegnato soprattutto a vivere, a stare al mondo – chiarisce – mi ha spiegato, senza mai avere però un approccio didattico, la lealtà verso gli amici, verso se stessi e verso il proprio talento”. Frequentandola, racconta, ha imparato a amare i buoni alberghi, i cani (ora ne ha otto) e a non sprecare tempo: “Finchè è stato possibile Franca ha calcato il palcoscenico, poi ha continuato a scrivere libri, la sua è una mente sempre al lavoro, è questa la chiave con cui è arrivata al traguardo dei cento anni”.
a comunità ebraica di Roma festeggerà l’attrice nella tredicesima edizione di ‘Ebraica, il Festival internazionale di cultura’ in programma dal 7 al 10 settembre, con un talk dedicato ai suoi 100 anni a cura di Luca Verdone e Enrico Vanzina. E al coro di festeggiamenti ebraici si aggiunge anche la scrittrice Lia Levi che all’artista rivolge l’augurio tipico della tradizione ebraica “di vivere fino a 120 anni”:”Con i suoi personaggi ha smagliato il tessuto della convenzionalità borghese” analizza Levi che apprezza anche l’adesione di Valeri al mondo ebraico: “Pur non essendo identificata al cento per cento ha fatto suo l’ebraismo anziché considerarlo, come avrebbe potuto, un caso della sua vita”.
La stella di David fa un tutt’uno con il suo collo da molti anni, come testimonia anche Pino Strabioli un altro che le augura l’immortalità: “Le persone come Franca Valeri dovrebbero vivere 200 anni, per me è stata e continua ad essere un regalo che la vita mi ha dato e che conserverò per sempre, le auguro l’eternità”. Lui, che Valeri chiama Pinetto (“Pinetto, cosa si mangia stasera? era il suo leit motive dopo le serate sul palcoscenico, dove non è mai stata snob, ma rispettosa di qualsiasi palco, quelli di grandi teatri o di teatrini sperduti, è venuta anche su quello del Gay Village” racconta ) è stato tra i primi a farle gli auguri nel suo speciale su Raiuno ’’Essere Franca’ del 30 luglio, dove non è riuscito a coinvolgere l’artista, oggi costretta su una sedia a rotelle (“sei arrivata a cento, ti va di raccontarci un po’ della tua vita? Lei mi ha risposto: “Stavolta fatelo voi, è tutta la vita che mi racconto, non amo le autocelebrazioni”, è stata la risposta di Franca che lui non si è lasciato sfuggire per l’incipit del programma) ma ha coinvolto un altro mostro sacro come Sophia Loren cugina bella della Valeri nel cult ‘Il segno di Venere’ di Dino Risi, con un commosso “ti voglio bene” inviato alla collega che quel film l’aveva anche scritto.
E chissà se il traguardo dei cento riuscirà a superare in quanto a tasso di felicità, quello provato dalla Valeri il 25 aprile del ’45: “Franca mi ha sempre detto che il giorno più importante della sua vita è stato il 25 aprile e quando parla di Mussolini lo descrive come “quel signore che ha distrutto la mia adolescenza”, racconta Strabioli, rievocando quando nel suo ‘Bugiarda. No reticente’ (Einaudi) Valeri ha scritto di essere andata a piazzale Loreto a vedere i corpi di Mussolini e della Petacci “non per curiosità, ma perché avevamo sofferto troppo. E quel giorno comunque non ero né triste né felice”. La felicità, chiariva, l’aveva provata “il 25 aprile del ’45, nel vedere le camionette dei tedeschi che sfilavano dalla zona della Fiera e lasciavano Milano. “Ecco, quello è stato il giorno più felice della mia vita, la fine della stupidità del male”.