
Mangiava un panino con l’amica, all’improvviso si accorge che l’auto della follia è ad un passo dall’investirla. Giulia, in un calda notte a Nocera Superiore, ha un riflesso repentino, spinge l’amica salvandola da più serie conseguenze. Resta lei come primo e inconsapevole bersaglio della follia altrui, viene centrata. Il dramma vero della diciottenne cavese. I medici dell’Umberto I di Nocera Inferiore sono costretti ad amputarle una gamba. Sono cose già note, appunti di cronaca di qualche anno fa. Ma dietro la cronaca ci sono le persone, le vite, il futuro. Innanzitutto giustizia, chi ha cambiato la vita di una ragazza di 18 anni non può passarla liscia e nemmeno cavarsela con poco, non si tratta di giustizialismo ma di obiettive considerazioni sul senso di giustizia. Poi c’è altro, bisogna far quadrato intorno a Giulia e alla sua famiglia. Non sarà facile tornare a vivere la normalità e forse la normalità non ci sarà più. A Giulia, oltre al supporto psicologico del caso, va l’affetto di tutta la gente che è partecipe da lontano del suo dramma. Va amata, ascoltata e aiutata ancora di più. La vita dovrà tornare a sorriderle, senza dimenticare ma immaginando un futuro che contenga di nuovo il suo sorriso.