
Addio Quino, padre putativo e di matita della leggendaria Mafalda. immaginaria protagonista dell’omonima striscia a fumetti realizzata dall’argentino Joaquín Lavado, in arte Quino, pubblicata dal 1964 al 1973.Mafalda ha 6 anni e odia la minestra. Si comporta come ogni bambina della sua età, ma ha anche uno sguardo acuto e indagatore sul mondo e sulla vita. Si interessa dei problemi del mondo, come la guerra del Vietnam, la fame o il razzismo. Quando chiede spiegazioni agli adulti, le sue domande sono sempre dirette e disarmanti, fino a provocare in loro crisi di nervi, curate col calmante “Nervocalm”. Mafalda è una bambina dallo spirito ribelle, profondamente preoccupata per l’umanità e per la pace nel mondo. Pone a sé e ai suoi genitori domande candide e disarmanti a cui è difficile, e a volte impossibile, rispondere. Sono domande che mostrano le contraddizioni e le difficoltà del mondo degli adulti, nel quale Mafalda rifiuta di integrarsi. Mafalda resta, insomma, attualissima e l’hanno dimostrato le poche volte che hanno indotto Quino, dopo lo stop alla striscia del 1973, a riproporla. Nel 1976 realizza un poster per l’UNICEF che illustra la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Nel 1986 accetta di usare Mafalda nella campagna spagnola sulle prime elezioni dei consigli scolastici e per questo progetto si riadattano dei vecchi disegni; nel 1987 Joan Manuel Serrat, cantautore catalano, chiede a Quino una striscia per il lancio del nuovo disco ma «per un equivoco tra un catalano e un andaluso», racconta Quino, la striscia arriva quando il disco è ormai in uscita; nel 1988 il Ministero per gli affari esteri argentino usa Mafalda per un manifesto che celebra la giornata universale dei diritti umani (10 dicembre) e il quinto anniversario della fine della dittatura;nel 1988 Quino realizza per l’Italia un manifesto sull’ecologia;
Il 23 ottobre 2009 Mafalda riappare, dopo trentatré anni, in una vignetta sul quotidiano La Repubblica, come critica alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi: la “contestataria” infatti riprende la frase «Non sono una donna a sua disposizione», pronunciata da Rosy Bindi e slogan di una campagna contro la sottomissione della donna.