
La vita cambia. Solo a guardare le immagini di un anno fa ci si rende conto di quanto si sia trasformata la nostra esistenza. Ogni occasione, ogni atteggiamento, ogni interlocuzione con il prossimo, oggi, è condizionata, e lo sarà ancora in futuro, dal malessere che ha travolto la nostra società, la civiltà tutta. Siamo stati rapiti da un mostro che non esprime alcuna pietà nei nostri confronti e che ci lacera dentro, al punto da farci diffidare gli uni degli altri e di rifuggire tout court da qualsiasi relazione sociale. Anche solo incrociarsi per strada o alla cassa del supermercato con un conoscente è diventato, oggi, motivo di timore, preoccupazione, ansia. Cosa siamo diventati – è la domanda più frequente che ci assale -? Quando riprenderemo in mano le nostre vite? Riusciremo a recuperare la serenità perduta?
Quello che nei mesi primaverili, al tempo della prima quarantena, poteva apparirci come un nemico subdolo che aggrediva individui dei quali ci si impegnava ad individuare fragilità, precaria resistenza fisica, flebili difese immunitarie, oggi è diventata un’energia negativa che ha invaso le nostre case, impossessandosi di tanti, troppi, colpendo bel mucchio, indirizzandosi contro una buona parte della comunità, senza fare distinzione di età o di carenze fisiche. Ciascuno può ex abrupto venirne invaso, senza capire neanche come e quando possa essere avvenuto. Rispettare le indicazioni che ci arrivano dal Ministero della Salute – distanza di sicurezza interpersonale, uso delle mascherine, lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone o con soluzioni idroalcoliche – è la decisiva arma per resistere, per tenere a bada il coronavirus.
Ma quanto possa costare, vivendo in simili condizioni, il distanziamento sociale, quale impatto abbia già provocato e possa continuare a causare in futuro sulla psiche, ci si chiede?
L’interazione, i contatti umani sono linfa vitale per ognuno, indispensabili alla salvaguardia fisica e mentale. Ci si è abituati a condividere stati d’animo e momenti di vita, a comunicare, scambiare opinioni, alimentare dialoghi.
Occorre creare le condizioni per riacquistare il patrimonio di relazioni sociali di cui ognuno poteva godere fino al sopraggiungere della bufera Covid 19.
Per tornare a vivere come prima, forti di un bagaglio acquisito di questa nuova significativa esperienza, pronti ad essere migliori di prima.
MARIA ROSARIA VITIELLO