
I siti archeologici sono stati scoperti per essere visitati e ammirati, ma soprattutto conservati, non per fare da pascolo alle pecore. Sembrerebbe un’ovvietà. Ma guardando le immagini attuali della zona archeologica di Nocera Superiore – un immenso tesoro non sfruttare – l’ovvietà va rimarcata, assieme alla dimensione da pascolo che hanno assunto i siti, lasciati in balia del trascorrere vano del tempo dell’attesa. Ma attesa di cosa? Che chi di dovere si faccia carico almeno dell’ordinario, non si chiede la luna, ripetiamo l’ordinario, il mantenimento pulito dello stato dei luoghi.Siamo sicuri che tutti gli organismi pubblici facciano la parte che spetta loro per competenza e incarichi? A noi sembra proprio di no, vedere per credere. La proprietà dei siti è del MIBACT, che però non è in grado di assicurarne la gestione e la fruizione. Si potrebbe e si dovrebbe studiare un accordo con gli enti locali, avviene già altrove, ad esempio in Emilia Romagna. Da noi invece regna il “chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere” di sempre.
IL LAVORO DEL GAN
La buona volontà e l’impegno del GAN, che sta per Gruppo Archeologico Nocerino, rischia di diventare solo motivo per mordersi le mani. Lo scopo del GAN è quello di valorizzare i numerosi reperti archeologici rinvenuti alla luce in tanti anni presso il territorio di Nocera Superiore. La a determinazione, nonostante la pandemia, è rimasta immutata e ha una mission precisa: far aprire e visitare i siti archeologici. Il GAN non è nato solo per rispettare le regole, ma anche per farle rispettare. Per tale motivo, il Gruppo ricorda a tutti l’art. 733 del codice penale: tale norma, oltre a prevedere per la prima volta una fattispecie di protezione diretta del patrimonio storico-artistico, stabilisce una responsabilità penale tanto per ipotesi di danneggiamento colposo, che per ipotesi di danneggiamento su cose proprie, individuando il soggetto attivo di tale reato. Della vicenda è stata interessata con effetto immediato la Sovraintendenza, che ha promesso un’ispezione a stretto di giro di ore sui luoghi che significano storia, presente e possibile futuro. Luoghi però vergognosamente dimenticati, buttati via, come se la ricchezza culturale ma anche economica non dovesse riguardare un territorio e tanti possibili fruitori.