
Il Secolo d’Italia deve essere stato certamente un giornale di riferimento per Manlio Torquato, lo dice la sua storia. Ma oggi parla di Manifesto. Non temete, eredi pochi e sparsi di Pintor e Rossanda. Si tratta del Manifesto per l’Agro Unito, annuncio ora invernale dopo il tentativo di annuncio estivo. Una sorta di Conferenza Permanente dei Sindaci dell’Agro (con estensione geopolitica a Cava) che metta assieme un vasto territorio difronte alla scoperta dell’uovo Colombo: da soli non si va da nessuna parte. Agrotoday rivendica, non solo per denominazione, la primogenitura dell’idea, lanciata parecchio tempo fa. Non solo, sottolinea che processi del genere non si impongono dall’alto e nemmeno bisogna aspettare che crescano dal basso. Vanno coltivati negli strati intermedi della nostra Terra: il ceto produttivo, le professioni, i servizi, il terzo Settore, il commercio, l’arte, la cultura, l’associazionismo e via dicendo. Non dal basso e nemmeno dall’alto. E manco da destra e da sinistra, categorie e famiglie politiche che pur esistono o esisterebbero ancora, specialmente a Nocera, se qualcuno non avesse provveduto nell’arco di un decennio ad annientarle, a frammentarne le componenti, a metter persone l’una contro l’altra, a imperare sul nulla e lasciando quel nulla in eredità. Ma qui ci fermiamo. Non abbiamo la voglia e la necessità di insegnare ad un sindaco come si fa il sindaco. Sarebbe gradita, però, in parziale contropartita l’idea che al giornalista non si insegni a scrivere (a volte anche di cosa e come scrivere)