
Un caldo lunedì di maggio: giorno atipico per un’impresa vera, quella confezionata dalla Salernitana ancora per poco di Lotito, visto che l’impresa significherà fine della multi-proprietà per la stessa categoria. La Salernitana raggiunge la Lazio in A, Lotito venderà per forza di cose ma questa è un’altra storia, appartiene al futuro. Oggi, 10 maggio, per la terza volta nella storia, i granata agguantano la massima serie.
Fabrizio Castori non ha niente di Gipo Viani, capace di inventare proprio a Salerno il Vianema nella promozione degli anni quaranta del secolo scorso (maturata per la precisione il 21 giugno del 1947, superando il Palermo per 2-0) e nemmeno di Delio Rossi, il profeta mister della seconda promozione, conquistata sempre di 10 maggio ma del 1998, decisivo 0-0 all’Arechi col Venezia, festeggiamenti sobri, pochi giorni prima c’era stata la tragedia del 5 maggio a Sarno.
Castori, giudicato meno di un anno fa come una minestra riscaldata, ha fatto dell’umiltà, della costanza e del sacrifico gli schemi-non schemi-da impartite alla truppa, aggiungendo il rilancio del calcio all’italiana (nel gergo migliore) e un’impressionante lavoro fatto da lui e lo staff su teste e gambe del gruppo.
La Serie B è una grande gara di fondo, alti e bassi, momenti a volte complicati da gestire, necessità di rialzarsi alla svelta quando si finisce a terra. Tutta roba che ha riguardato anche Di Tacchio e compagni, che però hanno avuto nella voglia di affermarsi la benzina fisica e mentale dei momenti difficili, quelli che hanno fatto la differenza, con un pizzico di buona sorte e anche l’ausilio di qualche rigore.
A Pescara, nell’ultima recita che doveva concedere il via libera per la promozione secca in A accompagnando il Monza, il pathos è durato un tempo appena, il primo. Nel secondo tutto è guadagnato, grazie al rigore di Anderson al raddoppio di Casasola e al tris di Tutino. Parallelamente, arrivava la resa del Monza, sconfitto in casa dal Brescia. Al gol di Anderson, Salerno ha buttato via la nevrosi dell’attesa, la paura della pandemia, il distanziamento e la mascherina. Tutti in strada a far festa, a sparare botti come se fosse il 31 dicembre, baraonda da tripudio pur in presenza dell’ordinanza del sindaco Napoli riguardante la vendita degli alcolici. La squadra non rientrerà subito in città, si sposta a Cascia, per sciogliere un voto da Santa Rita, la santa delle imprese impossibili, adattissima icona salvifica per una squadra che è andata oltre ogni ostacolo scegliendo sempre di mettere il cuore per superarlo.
PESCARA (4-3-3): Fiorillo 5.5; Guth 4.5, Volta 6 (74′ Nzita), Sorensen 5.5, Masciangelo 6; Omeonga 5, Valdifiori 6 (74′ Tabanelli), Machin 5.5; Odgaard 6, Ceter 4.5, Capone 6 (82′ Riccardi). A disposizione: Alastra, Radaelli, Bellanova, Busellato, Giannetti, Vokic, Galano, Chiarella, Longobardi, D’Aloia.
Allenatore: Gianluca Grassadonia 6.
SALERNITANA (3-5-2): Belec 6; Bogdan 6.5 (73′ Aya), Gyomber 6.5, Mantovani 6; Casasola 7.5 (79′ Kupisz 6), Capezzi 6.5 (63′ Capezzi 6), Di Tacchio 6.5, Kiyine 5.5 (46′ Anderson 7.5), Jaroszynski 6; Tutino 6.5, Gondo 5.5 (46′ st Djuric 6.5). A disposizione: Adamonis, Durmisi, Veseli, Sy, Boultam, Schiavone, Cicerelli, Kristoffersen.
Allenatore: Fabrizio Castori 7.5.