
Gli anarchici a Nocera hanno avuto una notevole, sia pur breve, tradizione. E qui non c’entra solo Cafiero, il pugliese anarchico che morì da noi in manicomio che ricordiamo a parte. Qui c’entra una fetta di anni settanta del secolo scorso che commise un errore non politico ma di altro stampo: l’aggressione, o presunta tale, davanti al Liceo Classico a danno del professore Polichetti (colonna del Vico assieme a Bio Ieraci, Di Loreto e Grimaldi). Un momento che segnerà le esistenze dei diretti interessati: qualcuno, anni dopo, troverà spazio a sinistra, qualche altro cambierà vita fino ad arrivare alla redazione di Chi l’ha visto. Chiunque possa offrirci aneddoti, scritti e foto dell’epoca, contatti la nostra redazione.
L’ITALIA
Nel 1978, si tiene a Bari il 1° Congresso Nazionale dell’Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica a cui aderiscono anche militanti comunisti anarchici dell’Emilia, della Lombardia, della Campania, ed in seguito nelle Marche, nel Veneto, in Piemonte. L’Organizzazione Rivoluzionaria Comunista Anarchica diventa sezione ORA di Nocera Inferiore. Nel 1980, si tiene a Modena un’assemblea nazionale dell’ORA da cui esce una frazione (sezioni ORA di Nocera Inferiore e Modena) che darà origine al Partito Anarchico Italiano (PAI) che confluirà nel 1989 nella formazione ambientalista e lista elettorale Arcobaleno.
AGRO E DINTORNI
Nsce tra il 1974 e il 1975 nella zona dell’Agro Noverino-Sarnese un gruppo libertario, Lotta Anarchica, per iniziativa di una trentina di giovani, in prevalenza studenti. Il gruppo era di carattere per lo più “filosofico-umanistico”, con qualche ingenuo intervento nella scuola o tra il proletariato giovanile e nel 1976 di sciolse.
Alla fine del ’76 alcuni compagni della nuova generazione e alcuni superstiti di Lotta Anarchica formano il Gruppo Azione Diretta col proposito di ricercare una certa chiarezza teorica o di riprendere l’intervento su nuove basi. L’intervento (anche se limitato alla scuola e al sociale), da opera di “evangelizzazione” idealista attraverso la propaganda, acquista un taglio di classe più marcato e diventa momento di verifica e di stimolo sia all’interno che all’esterno del gruppo. Il confronto con un militante dell’O.R.A. stimola ulteriormente il dibattito teorico interno, che verso la metà del ’77 porterà alla rottura con alcuni compagni di Sarno che non condividono la decisione di formare una organizzazione di specifico fondata sull’unità teorico.strategica e la responsabilità collettiva. Sempre nel 1977 si hanno i primi contatti con l’O.R.A. e si fa una prima lettura della Piattaforma di Delo Truda.
Sul finire del ’77 i militanti del Gruppo Azione Diretta danno vita all’O.R.C.A., sulla base dei presupposti sopra detti e si danno una struttura interna più efficiente affermando il federalismo di quadri contro il centralismo democratico. Nel 1978 l’O.R.C.A. era l’unica organizzazione di specifico comunista anarchica in Campania, sulle posizioni del dualismo organizzativo. Teneva contatti con la F.A.I. e con l’O.R.A., con militanti fra gli studenti, i precari e i disoccupati.Nel 1978 l’ORCA entrò nell’O.R.A. con le sezioni di Nocera Inferiore e Sarno. Nel 1981, uscirà dall’O.R.A. per confluire nel Partito Anarchico Italiano che si scioglierà nella coalizione ambientalista Arcobaleno nel 1989.
CAPITOLO CAFIERO (dagli scritti di Antonello Murer)
Non avevo mai sentito parlare di Carlo Cafiero, quando un giorno, il traffico del mattino mi costrinse a rallentare. Il mio sguardo si soffermò sul nome di una stradina che costeggiava l’ex manicomio della mia città: via Carlo Cafiero, appunto.Nella solitudine mattutina di un lavoratore in ritardo, mi chiesi chi potesse essere stato quell’uomo e cosa avesse mai fatto di interessante per aver meritato di dare un nome e proprio a quella strada. Solo qualche tempo più tardi, quella estemporanea domanda trovò una risposta. In una libreria del centro dove mi recai per l’acquisto di un libro, per caso sfilai da uno scaffale ciò che apparteneva proprio a Carlo Cafiero: il primo compendio in lingua italiana del Capitale.Quella che interpretai come una felice coincidenza, mi procurò un certo stupore quando lessi un po’ la vita dell’autore: nato a Barletta da un proprietario terriero, conobbe Marx, Engels, ecc. Ciò che più mi sconvolse, però, fu scoprire che il luogo della sua morte non fu Parigi o Londra, ma il manicomio di Nocera Inferiore.