
L’ultima tornata regionale è stata all’insegna del “Cicero pro domo sua”, tutti in ordine sparso, salvo poi ricordarsi, a frittata fatta (ci perdoni Carpentieri ma purtroppo lui da solo non basta a Napoli), che l’Agro non ha rappresentatività a Napoli e che per ottenere qualcosa, quisquilia o pizzillacchera essa sia (si porta la fognatura ultimamente), bisogna andare col cappello in mano o chiedere favore in ginocchio al “fuori territorio” fatto eleggere coi voti del territorio. Passate le elezioni, i sindaci dell’Agro capiscono che la mazzata è stata forte e che bisogna coordinarsi tra loro: sì ma come e con quali risorse ? Niente di clamoroso, riunioni e prese di posizione, qualche incontro dal Prefetto e così via. Poca operatività, zero risorse. Scritto questo, il problema resta e si porrà con forza più avanti, non con le imminenti elezioni di nuovi sindaci o rielezioni bis. Si porrà quando si tornerà a votare per Camera e Senato, con collegi ridisegnati e meno possibilità di andare a farsi qualche anno a Roma. Sarà il momento decisivo, l’ultimo treno da prendere. Per tale motivo, si lavori già da ora su uomini e/o donne in grado di fare la differenza, di diventare guide del territorio, senza investiture dall’alto ma imponendosi dal basso, facendo decisamente meglio degli ultimi esempi di rappresentanza. Si lavori già su alcuni temi che accomunano le nostre genti: sanità, scuola, trasporti, ambiente, qualità della vita, servizi sociali, piano traffico e cultura.
PS- Non vorremmo tralasciare dall’esame generale gli eletti Agro al Parlamento Europeo. Soldi a volontà, personali o di staff, e risultati mirabolanti (una serie infinità di comunicati) prima di trasmigrare in altro partito per non pagare la quota a quello di provenienza.