
RECENSIONE – Marina Otero interpreta Marina Otero, forando o almeno provando a forare non solo la quarta parete teatrale ma quella del patto non scritto su cui si regge il teatro: che sia un luogo di vera finzione. Il Campania Teatro Festival riparte nel segmento autunnale e lo fa da uno spettacolo di sapore internazionale, Fuck me in prima nazionale al Politeama di Napoli.
Spettacolo Scomodo, come avverte poi la stessa autrice e attrice, che impone una costante riflessione più o meno empatica. Fin dai primi momenti. Si alzano dalla platea uomini che, lentamente, si spogliano nudi. Completamente e si dirigono verso il palco. Qui ballano, ognuno con i suoi passi ripetuti, a volte un po’ avventati. Passi che poi si scopriranno essere gli stessi di Marina Otero, ballerina e performer. Entra in scena, in movimenti stentati l’unica figura femminile, Marina Otero stessa che rappresenta se stessa. Che sia tratto di un viaggio autobiografico lo dichiarano le sue parole, questo spettacolo è il terzo di una trilogia che con la sua sincera forza scomoda arriva su palchi internazionali .
Qual è la forza del corpo, il limite del corpo? Quale prova il corpo può sopportare e quanto piegarsi alla esasperazione dell’anima? Il corpo di Marina ha movimenti stentati perché è logoro, tre ernie, interventi, documentati in immagini. Insieme a quelli della tristezza di una nonna che muore rirpresa in diretta e a quelle di un rapporto con la danza che dalla gioia di bambina si sviluppa nel gioco estremo di un corpo che cerca di scoprire il suo limite sbattendo letteralmente a terra. Lei danza, e riprende in video anche l’ultima volta che il suo corpo ha ballato, o meglio volato, strattonato e in qualche modo superato con sapore di estremo il suo agire nello spazio. Nella relazione, nel contatto, nella forza di gravità.
Una donna spettatrice, lasciando il teatro, parla con il suo compagno e sono parole illuminanti. Lui dice, ma “prima ballava, fino a qualche anno fa”, e lei risponde: “Ma non è la storia del ballare è la storia di una donna che non sente stima di sé e compie azioni poco rispettose verso il suo corpo”. Forse vuole evidenziare che quel personaggio, quella donna vera, il malessere fisico forse se l’è procurato con quel suo ‘ballare estremo’ . E ne dà la sua lettura psicologica. E l’interrogativo torna. Qual è il limite tra la finzione e il vero? Quanto di costruito c’è nel racconto di una storia che sembra quella di un’eroina che contrasta le prove della vita? O che sembra la storia di una persona che vuole andare oltre il limite?
Marina sostituisce il suo corpo danzante con quello dei suoi ballerini, ‘suoi’ come fa ben capire dal nome, sempre uguale, e dai numeri. Proiezioni di una visione di dialogo, di rapporto con il maschile e nello stesso tempo burattini di una sua dimensione mentale. Non è un caso che mentre vengono proiettate le immagini di un ballo con lei protagonista sulla scena loro lo ripetono pedissequamente. Con uno di loro che rappresenta Marina, mentre lei resta al margine. Marina è la protagonista più stanziale, ma protagonista, si spoglia anche lei, nudità di un corpo, è l’animo che si sveste. Un animo che dichiara, nelle sue urla il suo disperato bisogno di amore che si risolve nella tristezza di una condizione.
E’ uno spettacolo scomodo. Certo. Bravi i ballerini, brava lei con il suo argentino recita (mentre la traduzione va in sovrimpressione con le sue didascalie distraenti) con sapienza. Gli spettatori, si sente, partecipano, colgono sfumature diverse. La nudità ostentata ma discreta, naturale ma volutamente vicina può creare distacco, necessità di difendersi. La nudità di un’anima triste, che vede volare via il suo sogno di danzatrice, nel corpo che si disfa che non risponde più, coinvolge, intriga. Rende tristi, ma non troppo. Uno spettacolo scomodo che non sa di pensantezza, ma che dura il tempo necessario per sospendere giudizi e portarsi a casa un po’ della verità di una storia che sveste l’animo, e nello stesso tempo un po’ della finzione di un esibito culto, anche se al contrario, del corpo, della forma.
FUCK ME – DRAMMATURGIA E REGIA MARINA OTERO
PERFORMER AUGUSTO CHIAPPE, CRISTIAN VEGA, FRED RAPOSO, JUAN FRANCISCO LOPEZ BUBICA, MATÍAS REBOSSIO / MIGUEL VALDIVIESO, MARINA OTERO
Visto al Politeama 10 settembre 2021