
Qualcuno sostiene che le apparizioni di Massimo Cacciari in Tv (ultima quella a Otto e mezzo) segnano, ogni volta che si parla dei vaccini, una completa rivincita di Platone. La ossessiva ribellione televisiva alle implicazioni del foglio verde riabilita l’antico pregiudizio contro la retorica, una ambigua “tecnica di combattimento” la chiamava Platone. Il timore del filosofo greco era che, in una controversia su argomenti rilevanti per la città, si potesse riscontrare la prevalenza della opinione del non competente rispetto a quella formulata “dai tecnici del mestiere”.
Fermiamoci un attimo. Chi sono i competenti ? Per caso i nostri ministri degli ultimi due anni in materie varie ? Per caso virologi di ogni provenienza che hanno puntualmente sbagliato spiegazioni e previsioni ? Ben venga, dunque, in determinati momenti della storia “l’antico pregiudizio della retorica”
Cacciari è un filosofo, non uno scienziato. Usa in tv le armi che possiede. Fa notare e sottolinea: ipotesi mediche secondo cui «i vaccini non sono abbastanza sicuri», le notizie delle autorità sanitarie sono del tutto menzognere, i dati sugli effetti della somministrazione sono maldestramente fallaci, lo Stato di diritto e la legge positiva sono stati calpestati. Indubbiamente ricorre anche al “trucco”: la capacità di rendere persuasiva la sua affermazione.
Noi stavolta ci iscriviamo alla sua parrocchia laica, quella del dubbio, della volontà di discutere senza imposizioni draconiane (o draghiane, fate voi) decreti leggi che indiscutibilmente limitano la libertà di scelta, di movimento, di spostamento e di frequentazione a milioni di italiani, quasi tutti non esagitati ma esasperati da uno scenario che ogni giorno, a colpi di decreti, diventa sempre di più da nazione a libertà limitata (condizionata?). D’altronde la retorica altrui e l’avversione che suscita ci servono a trovare la strada per uscire dalla nostra. Non vi pare ? (m.m.)