
Dalla lettura della relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2020 presentata il 30 gennaio 2021 dalla Presidente della Corte di Appello di Salerno, Iside Russo, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno giudiziario per la provincia di Salerno si rileva che “…l’aspetto principale da mettere in risalto è, da un lato, la conferma della tradizionale configurazione strutturale e dinamica della criminalità organizzata, che assume una fisionomia disomogenea a seconda delle aree geografiche, dall’altro, la rapida ascesa sulla scena del crimine organizzato di gruppi nuovi emergenti dediti essenzialmente al narcotraffico, che comunque non hanno la capacità di radicarsi stabilmente sul territorio”. Lo scenario criminale salernitano resta eterogeneo e profondamente condizionato dalle peculiarità economico-sociali dei diversi contesti territoriali in cui le organizzazioni criminali sono radicate o tentano d’infiltrarsi. Va infatti considerata la specifica diversità tra la macroarea del centro urbano salernitano che comprende il porto commerciale, quella dell’Agro nocerino-sarnese e le zone turistiche della Costiera Amalfitana, del Cilento e del Vallo di Diano. A fattor comune, negli equilibri locali dell’intera provincia continuano ad esercitare la propria influenza storiche organizzazioni camorristiche più strutturate e profondamente radicate nel territorio che confermano la loro capacità rigenerativa rispetto all’azione repressiva della Magistratura e delle Forze di polizia. Ciò anche grazie alle relazioni consolidate nel tempo con clan napoletani, casertani e, in ordine a specifici traffici, calabresi con i quali i sodalizi condividono all’occorrenza interessi e sinergie criminali. Il Procuratore Capo di Salerno, Giuseppe Borrelli, ha sottolineato, ad esempio, che “…recenti indagini, in particolare, evidenziano come attività illecite, specialmente nel settore del gioco d’azzardo on line vengano svolte da soggetti operanti nel salernitano in favore di una pluralità di gruppi criminali, anche extraregionali e che il Cilento, in particolare, risulta essere teatro di reinvestimento di capitali illeciti da parte di soggetti legati ad organizzazioni mafiose non salernitane…”. Anche i sodalizi salernitani di maggiore spessore tendono a rimodulare le proprie strategie indirizzando l’attenzione verso forme più evolute d’infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale in attività che evitano il clamore mediatico e garantiscano un proficuo reinvestimento degli ingenti patrimoni mafiosi derivanti da narcotraffico, estorsioni e usura. Infatti, come confermato dal Questore di Salerno, Maurizio Ficarra, “…sotto il profilo dei reati-scopo si conferma la tendenza alla perpetrazione di reati di tipo finanziario (fatture per operazioni inesistenti, false compensazioni di crediti tributari), realizzati attraverso società in alcuni casi appositamente costituite.
Il modus operandi della mafia di tipo camorristico si caratterizza per la forte tendenza all’infiltrazione in diversi settori nevralgici dell’economia provinciale, in particolare in quello dell’edilizia, con la caratteristica di procacciare imprenditori da asservire alla logica mafiosa, pur senza necessariamente introdurli nella struttura attraverso una vera e propria affiliazione”.
Sempre in tale ambito, il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Gianluca Trombetti, ha anche evidenziato il “…rinnovato interesse criminale relativo al controllo della filiera produttiva dell’agroalimentare, cui si associano i collaterali interessi legati allo sfruttamento del lavoro e della mano d’opera clandestina mediante intermediazione illecita…”. Dalla lettura della citata Relazione del Procuratore Generale di Salerno si registra poi un incremento dei reati contro la pubblica amministrazione e in particolar modo dei procedimenti penali per corruzione. In tale contesto, il 9 ottobre 2020 è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari un esponente di vertice del Comune di Eboli in quanto indagato proprio per corruzione e abuso d’ufficio. Per altro verso, l’aumento del numero dei reati in materia di urbanistica, edilizia e ambiente “conferma la sua rilevanza anche nei contesti tradizionalmente scevri da comprovate ingerenze della criminalità organizzata nella gestione della cosa pubblica, ma nei quali è diffusa la pratica illegale di ricorrere ad abusi di lieve entità per modificare, ampliare o realizzare strutture talora insistenti su suoli ad alto rischio geologico o di interesse paesaggistico e ambientale”.
I contingenti vuoti di potere conseguenti all’azione repressiva dello Stato hanno inoltre favorito la repentina affermazione di gruppi criminali emergenti spesso composti da giovanissimi. Questi tendenzialmente manifestano la propria presenza sul territorio attraverso condotte sintomatiche della pressione criminale esercitata sul territorio. Si tratta dei cosiddetti reati “spia” ovvero atti intimidatori, danneggiamenti e incendi dolosi sfociati in qualche caso anche in fatti di sangue più gravi. Pertanto, a compromettere ulteriormente i locali contesti criminali, come ricordato dal Comandante provinciale dei Carabinieri, rileva in modo particolare “…l’ascesa di gruppi composti prevalentemente da giovani aggressivi, normalmente privi di qualsivoglia capacità di gestione delle illecite risorse umane e materiali a disposizione e senza una vera e propria visione criminale, che tentano di colmare i “vuoti di potere” con spregiudicatezza, ritagliandosi contingenti spazi sul territorio attraverso l’esercizio della violenza quale unica forma di predominio socio-ambientale…”.
Venendo all’analisi degli assetti criminali, nell’area urbana di Salerno continuerebbe ad esercitare la propria supremazia il clan D’Agostino attivo nel traffico e spaccio di stupefacenti, nell’usura e nelle estorsioni e il cui potere non sembra messo in discussione dalla presenza di gruppi criminali di più recente formazione. Lo scorso semestre era emerso uno spaccato sui rapporti di forza in atto tra le diverse compagini, in seguito all’inchiesta dei carabinieri “Prestigio” (9 giugno 2020) riguardante diversi sodalizi criminali orbitanti soprattutto nel centro cittadino fra i quali figura il clan Persico diretto da uno storico ex esponente del clan Panella-D’Agostino. Il sodalizio, tramite accordi con i Natella-Fruncillo del quartiere Mariconda e con il clan De Feo aveva acquisito il controllo del traffico e dello spaccio distupefacenti in città e aree limitrofe. Nei contesti criminali urbani sarebbe peraltro maturato il ferimento di un pregiudicato vittima di un agguato in pieno centro, il 24 luglio 2020. Contrapposto ai D’Agostino è il gruppo Stellato-Iavarone apparentemente rinvigorito dalla recente scarcerazione di un suo autorevole esponente di vertice la cui presenza sul territorio, come ricordato dal Questore di Salerno “…rende presumibile un riacutizzarsi dei conflitti tra le locali consorterie criminali, a causa di rancori mai sopiti (vedasi l’omicidio del fratello…), con la pianificazione di azioni violente e vendicative. Inoltre, tale ‘uscita’ potrebbe far riacquistare ‘capacità operativa anche ad altri sodali…”. Anche questo sodalizio risulta particolarmente attivo nel traffico della droga come confermato dall’operazione “Specchio” conclusa il 16 luglio 2020 dalla Polizia di Stato con l’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 29 soggetti che dovranno rispondere di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Tra i destinatari del provvedimento figura uno degli elementi di vertice del sodalizio criminale Stellato-Iavarone promotore dell’associazione. L’indagine ricostruisce l’organizzazione e le attività del gruppo nella città di Salerno “con individuazione di referenti dell’attività di spaccio in una pluralità di zone cittadine (centro storico, S. Eustachio, Canalone, Villaggio dei Puffi, Pastena, Torrione, Mercatello, Mariconda)” ma soprattutto i canali di approvvigionamento anche dall’Albania.
I traffici di stupefacenti nell’area urbana sono stati anche al centro dell’indagine “El Fakir” conclusa dai Carabinieri il 30 ottobre 2020. I riscontri investigativi hanno dimostrato come il gruppo attivo dal 2017 operasse tra Salerno e altre località della provincia e fosse organizzato anche con sotto-gruppi denominati in funzione degli ambiti territoriali di operatività (“Salerno”, “Napoli”, “Albania”, “Panama”, etc.). Ai destinatari del provvedimento sono stati contestatil reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dalla transnazionalità, la ricettazione e la truffa ai danni dello Stato.
Conserva la propria centralità negli affari illeciti il Porto “Manfredi” quale punto di approdo per traffici spesso gestiti anche da organizzazioni criminali non originarie nella provincia. Grazie alla favorevole posizione geografica e all’efficiente rete di collegamento con l’entroterra il porto costituisce un terminale commerciale di primo piano nel basso Tirreno e ha ormai assunto un’importanza strategica anche nel narcotraffico. A conferma di ciò, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla DDA partenopea il 1° luglio 2020 la Guardia di finanza ha sequestrato221 nell’area portuale 14 tonnellate di amfetamine. Il carico destinato al mercato europeo era stipato in 3 container, anche questi sottoposti a misura reale, riconducibili a una società di Lugano. Le pasticche sequestrate erano segnate dal simbolo del captagon che contraddistingue la cosiddetta “droga della Jihad”, smerciata in tutto il Medio Oriente e diffusa sia tra i combattenti, sia tra i civili per inibire paura, dolore e fatica.
Non emergono novità nel territorio di Vietri sul Mare, dove è presente la famiglia Apicella dedita allo spaccio di stupefacenti e alle estorsioni. Nel comune di Cava de’ Tirreni permane l’influenza criminale dello storico clan Bisogno dedito prevalentemente alle estorsioni, all’usura e al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. In quest’ultimo settore è specializzata l’articolazione degli Zullo come ricostruito dalla DIA nell’ambito dell’indagine “Hyppocampus” del settembre 2018 il cui sviluppo processuale il 24 luglio 2020 ha visto il Tribunale di Nocera Inferiore comminare la condanna a 20 anni di reclusione per il promotore e organizzatore del clan, nonché a 10 anni per la figlia imputata nel medesimo procedimento. Nella Valle dell’Irno224 il comune di Mercato San Severino si conferma area particolarmente effervescente sotto il profilo degli interessi criminali anche qui fondamentalmente riconducibili al commercio della droga. In tale contesto il 2 ottobre 2020 si è consumato un duplice omicidio per il quale i carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato un pregiudicato del luogo. Il movente del grave delitto sarebbe infatti da rapportare a un regolamento di conti per una fornitura di droga non pagata. Nella zona si confermerebbe l’influenza del gruppo Desiderio il cui boss si sarebbe imposto quale referente locale per le attività estorsive ai danni di commercianti e per i traffici di stupefacenti.
Nei centri limitrofi di Baronissi, Fisciano e Lancusi eserciterebbe ancora una certa influenza il clan Genovese nonostante le sue compagini siano state colpite da diversi provvedimenti restrittivi. Nella zona i maggiori interessi sono legati agli importanti insediamenti commerciali verosimilmente oggetto d’interesse da parte dei clan soprattutto ai fini estorsivi a cui sarebbe riferibile la deflagrazione di un ordigno esplosivo davanti all’ingresso di un’attività commerciale avvenuta il 9 novembre 2020, a Baronissi.
L’Agro nocerino-sarnese rappresenta “…l’area maggiormente soggetta a interferenze con i contesti associativi sub-vesuviani…in particolare, i territori di Angri e Scafati, dove la conurbazione o, in ogni caso, la particolare prossimità a Comuni quali Poggiomarino, Boscoreale, Pompei, Castellammare di Stabia e Sant’Antonio Abate agevola di fatto, in misura mutevole e con esiti alterni in ragione dei rapporti di forza e delle eventuali alleanze contingenti, sconfinamenti e proiezioni di interessi ed attività criminali ascrivibili alternativamente a vere e proprie alleanze con i sodalizi camorristici locali ovvero alla soggezione di questi ultimi a una maggiore forza militare espressa dai primi. Tale fenomeno ha rilevanza prevalentemente passiva e interessa, in particolar modo, i clan operativi nell’area di Boscoreale (Aquino-Annunziata, Gallo-Limelli-Vangone) e Castellammare di Stabia (Cesarano), con particolare riferimento alla gestione dei traffici illeciti, sotto forma di imposizione delle forniture di stupefacenti e controllo delle piazze di spaccio, nonché del condizionamento di determinati settori di mercato in cui operano aziende di riferimento dei sodalizi stessi. Costituisce, di contro, un modello di radicamento antitetico quello di Pagani, dove … il sodalizio – secondo le più recenti risultanze processuali – tendenzialmente egemone ha esercitato incontrastato e in forma esclusiva il proprio controllo criminale sul territorio. Semmai, tale realtà ha presentato nel tempo caratteri di affinità e osmosi con quella confinante di Nocera Inferiore, che si sono tradotti non già in una ingerenza esterna, bensì in veri e propri casi di affiliazione organica di soggetti originari di quest’ultimo Comune…”.
Pertanto, la locale mappatura criminale ha subito nel tempo costanti rimodulazioni connesse a riorganizzazioni interne, ma soprattutto all’incisiva azione repressiva subita anche a seguito delle diverse collaborazioni con la giustizia avviate da esponenti di spicco dei clan. Anche se tali mutamenti hanno fatto registrare in alcuni casi uno sfaldamento delle organizzazioni criminali in gruppi minori la presenza di soggetti dotati di un consolidato spessore criminale ne ha preservato la capacità di controllo del territorio soprattutto attraverso la pressione estorsiva e usuraia ma anche mediante l’infiltrazione degli Enti locali. Più nel dettaglio, nel tessuto delinquenziale di Nocera Inferiore sensibile all’influenza di clan attivi nei limitrofi comuni napoletani si conferma l’operatività dello storico clan Mariniello. Il 6 luglio 2020 i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 3 soggetti i quali con documenti di identità falsi intestati a soggetti ignari avevano ottenuto finanziamenti da società di intermediazione finanziaria incassati su conti correnti aperti con identità fittizie. Sugli equilibri criminali di Angri ha influito la collaborazione con la giustizia avviata da alcuni elementi di vertice dello storico clan Nocera-Tempesta ora denominato Montella-Chiavazzo cui è conseguita una fase di destabilizzazione con il conseguente tentativo da parte di giovani leve anche sostenute da sodalizi partenopei dell’entroterra vesuviano di imporsi nel controllo delle attività illecite. A Pagani, nel secondo semestre 2020, si sono registrati diversi atti intimidatori specialmente ai danni di imprese commerciali verosimilmente sintomatici della pressione criminale esercitata sul territorio. Nel comune è confermata l’egemonia del sodalizio Fezza-D’Auria-Petrosino il quale resiste alle costanti attività di contrasto e alle collaborazioni avviate con la giustizia in quanto forte di una fitta rete di collaborazione con sodalizi campani e potendo contare su ingenti risorse militari ed economiche che ne hanno permesso l’infiltrazione nel mondo politico-imprenditoriale locale.
In particolare, due operazioni eseguite nel semestre appaiono indicative di quanto attualmente il commercio della droga costituisca per i clan locali una costante fonte di liquidità finanziaria. Il 13 ottobre 2020 nell’area di Pagani la Guardia di finanza ha eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 9 soggetti ritenuti responsabili di reati inerenti agli stupefacenti e alle armi. L’indagine originata dal rinvenimento in un garage di Pagani di numerose armi da fuoco e di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti vede indagato, tra gli altri, il capo del clan Fezza. L’operazione “Smart Truck” eseguita il 5 novembre 2020 sempre dalle Fiamme Gialle ha documentato invece un traffico di stupefacenti tra la Sicilia e la Campania con epicentro Ragusa e il coinvolgimento di un gruppo criminale gravitante nel mercato ortofrutticolo di Pagani. In tale contesto 5 soggetti sono stati sottoposti a misure cautelari restrittive, con il sequestro di ingenti quantitativi di droga. A Sarno si confermerebbe la leadership del clan Serino i cui affiliati sono notoriamente dediti ad estorsioni, usura, traffico di stupefacenti e al reinvestimento dei proventi illecitamente accumulati in attività commerciali, specialmente nei settori della distribuzione di videopoker e delle scommesse on-line. Accanto al clan Serino in pacifica convivenza si confermerebbe la presenza sul territorio del gruppo Parlato-Graziano vicino al sodalizio irpino Graziano di Quindici. Nei comuni di San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio dove risultano ormai completamente disarticolati il clan Adinolfi e il gruppo alleato Iannaco sembrerebbero intenzionate a colmare il conseguente “vuoto di potere” consorterie provenienti dalle vicine province di Napoli e Avellino ovvero gruppi criminali emergenti provenienti dai contesti di delinquenza comune. Nei comuni montani di Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara continuerebbero a operare figure vicine allo storico clan Sorrentino affiancate anche da elementi strettamente riconducibili a organizzazioni attive nei comuni di Pagani e di Nocera Inferiore. Nel territorio di Scafati che è un cruciale territorio di confine tra la provincia di Salerno e quella di Napoli manterrebbe un ruolo primario il clan Loreto-Ridosso nonostante gran parte degli organici sia di vertice, sia gregari siano stati colpiti da inchieste giudiziarie. Nell’area è confermata anche la presenza dello storico clan Matrone che attraverso propri affiliati e le collaborazioni con i sodalizi della vicina area vesuviana e stabiese – i Cesarano di Pompei, i D’Alessandro di Castellammare di Stabia, gli Aquino-Annunziata di Boscoreale e i Gallo di Torre Annunziata – è attivo principalmente nel traffico di droga e nelle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori della zona. Riscontri in tal senso si rinvengono nel provvedimento cautelare eseguito il 15 settembre 2020 dai Carabinieri, nei confronti di 36 indagati elementi di un’organizzazione capeggiata da un esponente apicale dal clan Matrone cui partecipavano soggetti affiliati ai citati Aquino-Annunziata in quanto dediti appunto al traffico di sostanze stupefacenti e alle estorsioni. Gli interessi del clan Matrone rispetto al settore delle onoranze funebri è invece emerso dai provvedimenti interdittivi disposti dal Prefetto di Salerno nei confronti di aziende ritenute a rischio d’infiltrazione mafiosa. Nell’intera area permane una certa instabilità dovuta anche alla presenza di gruppi minori che oltre al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti non disdegnano la commissione di reati contro la persona e il patrimonio. Peraltro, è il Procuratore di Salerno a ricordarlo. “…accanto agli ingenti interessi che afferiscono alle estorsioni ad imprenditori e commercianti e al più volte citato traffico di stupefacenti (di cui l’area è storicamente un importante crocevia in termini sia organizzativi, sia logistici), particolare riguardo merita, quale ambito di estrinsecazione di interessi della criminalità organizzata locale, la vocazione agricola e conserviera del territorio, che alimenta una filiera comprendente le prestazioni d’opera bracciantili, la trasformazione dei prodotti, il deposito e lo stoccaggio, il confezionamento ed etichettatura, i trasporti su strada, etc., ambiti permeabili alle variegate forme di illiceità a cui può dare luogo l’esercizio della forza di intimidazione. Non meno incidente risulta, altresì, l’interesse dei clan per la pratica usuraria nonché all’accaparramento di commesse pubbliche attraverso forme di condizionamento e/o connivenza delle amministrazioni locali, che, negli anni scorsi, hanno dato luogo anche a provvedimenti di scioglimento di organi elettivi per infiltrazioni camorristiche (a Scafati, nel 2017, è stato sciolto il Consiglio Comunale)…”.
Nella Piana del Sele che è caratterizzata dalla presenza di un aeroporto e da importanti insediamenti produttivi (specie della filiera agroalimentare) i più gravi riscontri investigativi hanno riguardato forme di infiltrazione della Pubblica Amministrazione. Le indagini degli ultimi anni hanno anche evidenziato “sinergie criminali tra esponenti di organizzazioni camorristiche locali ed esponenti apicali di gruppi napoletani, evidentemente rivelatrici di una comunanza di interessi… ben comprensibile se si tiene conto della filiera produttiva agroalimentare presente sul territorio, che offre evidentemente ampie possibilità di svolgimento di attività imprenditoriali in settori produttivi di tradizionale interesse delle organizzazioni camorristiche della provincia di Napoli (allevamenti di bufali, settore caseario). Il punto più evidente di tali sinergie è sicuramente costituito dall’omicidio…” di un autotrasportatore picentino avvenuto nel 2015 “…per il quale sono stati tratti in arresto… componenti del clan Mallardo operante in Giugliano in Campania…un esponente apicale del clan Cesarano di Pompei-Castellammare di Stabia ed esponenti del clan Pecoraro”. In particolare a Eboli come accennato in premessa il 9 ottobre 2020 la Guardia di finanza ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari237 nei confronti di un esponente di vertice del Comune indagato per corruzione ed abuso d’ufficio per presunte irregolarità in concorsi pubblici che avrebbero portato all’assunzione di persone considerate “vicine” al primo cittadino ebolitano. L’inchiesta nel cui ambito risultano indagate anche altre 12 persone tra le quali figura anche un dipendente del comune ha portato al sequestro di un opificio per la lavorazione e la frigoconservazione di prodotti agricoli realizzato in virtù del permesso a costruire rilasciato dal suddetto appartenente all’Ente locale. La ricomparsa sulla scena criminale locale di esponenti già condannati per la loro appartenenza alla Nuova Camorra Organizzata sembra favorire un tentativo di ricomposizionedel clan Maiale. Il sodalizio fino agli anni ‘90 aveva espresso una piena supremazia su quel territorio ma poi era stato completamente debellato da indagini giudiziarie e da collaborazioni con l’Autorità Giudiziaria. Nel locale scenario criminale sono comunque presenti anche piccoli gruppi criminali dediti a reati contro il patrimonio e allo spaccio di stupefacenti. Sempre a Eboli e in altri comuni della Piana del Sele e dell’Agro nocerino-sarnese una recentissima inchiesta ha portato alla luce, ancora una volta, l’interesse criminale nel ciclo dei rifiuti.
Il 22 febbraio 2021 nell’ambito dell’operazione “Gold business” i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di un gruppo di imprenditori e loro dipendenti ritenuti responsabili di aver organizzato un’associazione per delinquere aggravata con lo scopo di commettere “una pluralità di delitti inerenti il traffico illecito di rifiuti speciali, con la costituzione e gestione di svariate discariche e connessa illecita gestione di rifiuti speciali, anche tossici e pericolosi, prelevati con mezzi di trasporto non autorizzati presso imprese operanti nel settore della gestione rifiuti speciali, rifiuti edili, spurgo pozzi neri, imprese del settore conserviero/trasformazione del pomodoro, nel settore delle attività agricole ed attività conciarie, con successivo illecito trasporto e sversamento in vari terreni agricoli e in zone anche sottoposte a vincolo ambientale–paesaggistico, con preordinata ed organizzata costituzione e gestione di plurimi siti di discarica (in località Serre ed Altavilla Silentina) ove i rifiuti stessi venivano nel tempo illecitamente trasportati, accumulati e tombati…”. L’inchiesta ha scandagliato tutte le fasi dell’attività criminale delineando ruoli e compiti dei singoli indagati, i vari canali di approvvigionamento dei rifiuti, i luoghi di interramento, nonché il corrispettivo ricavato. In particolare, la raccolta dei rifiuti speciali avveniva presso aziende interessate “in termini di criminale politica d’impresa, ad esonerarsi dall’onere di investire nel più costoso smaltimento legale” dei rifiuti derivanti dal proprio ciclo produttivo (industria conserviera, tessile e concerie).
A Battipaglia permane invece l’operatività del clan Pecoraro-Renna (storica espressione della Nuova Famiglia) vicino ai sodalizi napoletani Cesarano e Mallardo ma soprattutto al clan De Feo in passato acerrimo nemico che risulta attivo nell’area comprendente i comuni di Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano. Nel tempo, alcune fratture interne ai Pecoraro-Renna hanno determinato la costituzione di autonomi gruppi criminali quali i Trimarco, I Frappaolo ed i Giffoni. Questi ultimi sono stati interessati da un’indagine per corruzione conclusa il 21 luglio 2020 dai Carabinieri che hanno eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari242 a carico di un elemento del clan Giffoni-Noschese e di 2 funzionari in servizio presso il Comune di Battipaglia preposti alla gestione dei servizi cimiteriali. Gli indagati inducevano gli utenti a corrispondere direttamente nelle loro mani il denaro contante necessario per le operazioni di sepoltura dei congiunti in violazione del regolamento di polizia mortuaria consegnando una parte della tangente al loro complice.
Per quanto attiene alla terza macro-area criminale, nei territori ad alta vocazione turistica della Costiera Amalfitana, del Cilento e del Vallo di Diano l’influenza della criminalità organizzata si manifesta soprattutto negli ingenti flussi di denaro investiti nell’economia locale anche da parte dei clan napoletani e calabresi. Nel Medio e Basso Cilento è risultato significativo il rilevante sequestro di beni immobili e quote societarie eseguito dalla Guardia di finanza il 29 ottobre 2020 nei confronti di 2 persone una delle quali stretto congiunto del capo del clan Fabbrocino attivo nel vesuviano. Il provvedimento ha colpito beni immobili per svariati milioni di euro ubicati nella zona di Castellabate intestati a diversi prestanome. A Capaccio-Paestum dove sono tornati operativi storici personaggi in passato legati alla NCO ingenti investimenti sono stati effettuati nel corso degli anni dall’esponente apicale del gruppo Marandino anche per il tramite di fidati sodali. Nel semestre in esame il Prefetto di Salerno ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di un’azienda operante nel settore dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria, riconducibile a un pregiudicato condannato per tentata estorsione aggravata e per partecipazione alla citata associazione mafiosa.
Nell’area di Agropoli una zona nell’influenza della famiglia nomade MarottaA il 6 ottobre 2020 nell’ambito dell’operazione “Brown Sugar” i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 14 persone indagate, a vario titolo, per traffico e detenzione di sostanze stupefacenti disarticolando un’organizzazione di pusher operativi tra Agropoli, Giungano, Castellabate e aree limitrofe con diramazioni anche nel casertano. L’influenza della criminalità organizzata napoletana emerge anche in relazione al traffico e allo spaccio di stupefacenti soprattutto durante il periodo estivo e realizzato anche con la collaborazione di gruppi criminali locali “minori”. Per la sua posizione geografica, il Vallo di Diano – ove “…si rilevano significativi nuovi legami tra elementi autoctoni, soggetti criminali calabresi e casertani, quest’ultimi recentemente localizzatisi nell’area…” – conserva profili d’interesse soprattutto per i rilevanti interessi economici connessi ai giacimenti petroliferi e all’indotto estrattivo della confinante Val d’Agri nel potentino. Lo scenario criminale vede egemoni i gruppi criminali dei Gallo e deo Balsamo dediti al traffico di stupefacenti, estorsioni ed usura, nonché capeggiati da 2 pregiudicati originari di Sala Consilina. Esercitano una certa influenza, infine, le vicine ‘ndrine calabresi, come in passato avrebbero confermato i loro collegamenti nelle attività legate al narcotraffico tra famiglia Gallo e le cosche Muto di Cetraro e Valente-Stummo di Scalea