
L’editoriale di Agostino Ingenito. Sono anni che mi occupo della cronaca di Sant’Egidio del Monte Albino. Prima e di più con la carta stampata ed ora online e raramente avevo assistito, come per questa tornata elettorale, ad una competizione in cui si fa più evidente uno scontro ideologico più che pragmatico. Insomma quel bacino elettorale sicuro che aveva fatto la fortuna di carriere politiche in parte dissipate e rivendute sul mercato dei consensi, appare molto meno compatto, rispetto al passato, con evidenti crepe generazionali e di mera adesione di pancia. La crisi di valori identitari e comunitari e di un sistema abituale di raccolta consenso, pare aver scalfito anche Sant’Egidio. Nessuna rivoluzione ideologica in atto ma i segnali di una diversa modalità di visione sono facilmente intuibili malgrado le tradizionali modalità di scelta empirica della gran parte dell’elettorato. Parliamoci chiaro chi si è candidato, sa che non ha un compito facile, e malgrado voglia fare lo sportivo, si troverà di fronte spesso a problematiche complesse, che lo porteranno ad estenuanti riunioni di maggioranza, consigli comunali e se e come avrà possibilità di incidere, sarà dipeso in gran parte da una sua primaria volontà individuale e successiva o meno adesione di un gruppo che non è detto, riesca alla lunga a garantire quella pseudo armonia che sembra ora vedersi in periodo elettorale. Chi conosce come funzionano i Comuni, sa che il margine di azione di una compagine politica è costretta tra vincoli di bilancio, zavorre debitorie e ridotta capacità di autodeterminarsi tenendo conto che gran parte dei servizi sono ormai comprensoriali. Non basta una delibera di indirizzo, magari che richiama altissimi valori ideologici e di progresso a creare le condizioni di un cambiamento o di un’azione di sviluppo. L’amministratore comunale che intenderà impegnarsi , sarà costretto a barcamenarsi tra non volontà, posizioni preconcette e non ultimo la difficoltà di dialogare con l’esiguo personale in servizio, non sempre pronto a rispondere. E tra il dire e il fare c’è di mezzo la difficoltà di un ente locale, che malgrado la contestazione dei numeri, non naviga in acque serene. Questo non vuole dire affatto che non vi siano margini di ampio sviluppo con programmi di alta portata, ma nessun progetto si può realizzare senza fare i conti, spendere tempo e salute, e spesso senza avere quel sostegno dei propri concittadini. Non mi va di andare nello specifico dell’analisi dei candidati al consiglio, tutti meritevoli di entrare nell’amministrazione, se e come riceveranno il consenso dei propri elettori, ma fare l’amministratore comunale non è certo solo vincere le elezioni. Che una certa politica ci abbia abituato a tanti scaldasedie e yesman è una constatazione di fatto, e non credo offenda qualcuno. Basta guardarsi attorno e fare una leggera valutazione di rendimento operativo di tanti consigli comunali per rendersi conto che il livello di analisi e azione amministrativa appare assai deludente. Molto spesso si arriva in consiglio comunale a votare provvedimenti senza neanche averli letto, e non è da escludere, soprattutto per i nuovi, la fase di stanca dopo il secondo anno e anche prima. Di una cosa però sono certo, mai come stavolta votare a Sant’Egidio, aldilà delle simpatie e parentele, non sarà facile per chi ha cuore le sorti del proprio comune. Le due liste offrono un menu diverso, ponendo l’elettore davvero di fronte ad una valutazione più attenta o a votare tappandosi il naso per mero partito preso. La volontà di Roberto Marrazzo, criticata da alcuni dei suoi familiari di ricandidarsi a sindaco, ha fatto molto discutere nelle famiglie e appare soprattutto in questi ultimi giorni, una gara che gli ridà carica e forse lo induce a togliersi qualche sassolino. Come pure la scelta di Antonio La Mura, di ritornare sui suoi passi, dopo aver dichiarato di non voler essere della partita. Il sindacalista, alla sua prima volta da candidato sindaco, sa di giocare una partita complessa e che richiede molta attenzione. Nella lista di Marrazzo c’è l’intera opposizione uscente, con Anna Pia Strianese, Mario Cascone, Franco Marrazzo e Vincenzo Orlando, già consigliere comunale in altri consessi e padre dell’uscente presidente del consiglio comunale Laura Orlando, che per gran parte della consiliatura si oppose al compagno di partito Carpentieri, pur essendo stata eletta nella sua compagine. C’è anche Lorenzo Abagnara che era stato candidato con Carpentieri e risultato non eletto come per Antonio Remasti. Gli altri volti nuovi si approcciano per la prima volta alla competizione elettorale. Nella lista di La Mura c’è la compagna di viaggio del candidato sindaco, Giulia Attianese, che eletta con Carpentieri, sono probabilmente con Gianlugi Marrazzo, figlio dell’ex consigliere Pasquale e in parte Francesco De Angelis, quelli che con La Mura hanno dovuto fare i conti con la dura difficoltà di amministrare soprattutto dopo la seconda decadenza di Carpentieri. Una consapevolezza delle difficoltà che probabilmente hanno compreso solo a metà della consiliatura, quando l’ex sindaco ha nuovamente deciso di lasciare. E scrutando la composizione della lista si palesano chiaramente le scelte delle candidature. Non sfuggono a nessuno la diretta partecipazione alla competizione elettorale delle candidature di Riccio, Abbagnara ad esempio. Poi c’è la figura del consigliere regionale Nunzio Carpentieri, che ha inteso non avere una posizione neutrale, anzi nel suo ultimo intervento è apparso fin troppo appassionato a porsi in competizione con l’allora suo sindaco Marrazzo. Tutto lecito sia chiaro, ma da un consigliere regionale che in teoria dovrebbe avere una visione più larga, ci si sarebbe aspettato una terzietà. Ma aldilà degli interessi locali, è necessario che il cittadino chiamato al voto si renda conto che la comunità dovrà fare i conti ancora di più con il pressing del territorio circostante. Sant’Egidio appare stretta tra colossi per popolazione e dimensione, che rischiano sempre più di schiacciarla e ridurne la capacità di incidenza in un Agro Nocerino Sarnese che sembra avere un destino già segnato e che l’amministrazione regionale De Luca a relegato a zona di espansione. Un grosso agglomerato di abitazioni, e zone industriali senza soluzione di continuità in cui il parcellizzato e bocciato piano urbanistico comunale non avrà molto da aggiungere. C’è dunque da fare una scelta che va ponderata dal cittadino che deve farsi più consapevole della situazione e della posizione della sua cittadina sul territorio. Occorrono pontieri più che rivendicatori di una identità annacquata. Occorrono abili ed attenti consiglieri, capaci di guardarsi attorno e determinare scelte che puntino a riposizione la cittadina, che appare assai isolata e costretta a trasformarsi ulteriormente in uno snodo autostradale, e con pochi margini di manovra in una competizione territoriale assai agguerrita e poco edificante.