
Era nell’aria ma ora c’è la certezza: torna a luce, sotto forma di inchiesta giudiziaria, il recente passato amministrativo della città. Sono ventisei le persone coinvolti a vario titolo nel crac della società partecipata Scafati Sviluppo, che fallì nell’aprile 2017. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato all’allora primo cittadino, Pasquale Aliberti, nelle vesti di sindaco nel periodo 2008-2016, con gli assessori delegati ai rapporti con le partecipate Giacinto Grandito, Guglielmo D’Aniello, Giancarlo Fele e Annalisa Pisacane. Secondo l’accusa avrebbero “omesso di sovraintendere al funzionamento dei servizi e di impartire ai dirigenti responsabili del servizio economico-finanziario dell’ente territoriale le direttive necessarie ad impedire lo stato di insolvenza ed il fallimento della società”. Gli atri indagati sono: Giacomo Cacchione (ex capo economo in Comune), Enrico Pennarola, Antonio Mariniello, Alfonso Di Massa (nominato assessore martedì, ultimo presidente del Cda), Filippo Sansone, Giovanni Cannavacciuoli, Mario Ametrano, Giovanni Acanfora, Ciro Petrucci, Vittorio Minneci, Nicola Fienga, Maddalena Di Somma, Emanuele De Vivo, Bartolomeo D’Aniello, Assunta Tufano, Massimiliano Granata, Francesco Alfonso Buccino, Ferdinando Voccia, Francesco Bolino, Sabatino Benincasa e Giovanni Granata.
Tutti avrebbero avuto un ruolo per la Scafati Sviluppo e per la Procura ognuno avrebbe contribuito al crac di oltre 10milioni di euro. Nel mirino del pm Davide Palmieri sono finiti i bilanci dal 2010 al 2015 con omissioni di debiti, anche nei confronti della Regione Campania e non aver pagato imposte per quasi 900mila euro. Già a dicembre di 7 anni fa, scrive il magistrato inquirente, sarebbero stati occultati perdite per due milioni di euro superiore a quasi un terzo del capitale sociale della azienda scafatese. Sui 26 indagati (un altro è deceduto a luglio), tra Cda, membri del collegio sindacale, amministratori e tecnici di Palazzo Mayer, scrive la Procura: “Tutti cagionavano o comunque concorrevano a cagionare il fallimento della Scafati Sviluppo con false comunicazioni sociali esponendo bilanci non rispondenti al vero inducendo altri in errore”