
“Nei Nostri Sogni” di Antonella Capobianco, edito da PAV Edizioni, piccola casa editrice capitolina e associazione culturale, è un libro che parla molto dei giovani e ai giovani. Protagonista è Emma, una giovane madre sulla quarantina, figlia di una generazione tra le prime ad avere avuto libertà in famiglia rispetto a quelle precedenti, e protagonisti sono anche i suoi giovani figli, giovanissimi anzi: Andrea e Claudio, alle prese con le difficoltà del momento, formative e lavorative, e soprattutto sentimentali, dal momento che il romanzo tratta temi delicati come l’omofobia, la scoperta di sé e i conti con la propria identità sessuale, il coming out in famiglia e l’incomunicabilità che ne può derivare tra genitori e figli. Il tutto attraverso la lente straniante del realismo magico e soprannaturale. Ce ne parla la sua autrice in questa intervista.
Antonella, da Torre del Greco (dove hai vissuto) a Napoli (la tua attuale città), dove hai ambientato il tuo primo libro, spaziando allo stesso tempo fino a Vienna e virtualmente anche a San Francisco, le due città citate nel libro, foriere di epifanie, scoperte e discussioni importanti per gli eventi della narrazione. Cosa ci lega alla capitale austriaca, secondo te, o alla metropoli californiana? Sono città più evolute a tuo avviso, come spesso rilevato per altri paesi europei?
Ho visitato entrambe le città e le ho trovate magnifiche per ragioni diverse. Vienna è una città fiabesca, con un’atmosfera elegante, raffinata e mi è piaciuto inserirla nella narrazione, strategicamente, in modo tale che la magia dell’ambientazione facesse da sfondo ad una bella storia d’amore. San Francisco è la città libera per eccellenza, dove qualunque spirito libero vorrebbe vivere. Tuttavia mi dispiace ammetterlo, credo che nessuna delle due possa avere alcun legame con la nostra città e con l’Italia.
A un certo punto del racconto, e anche a causa dell’improvviso lutto, uno dei due figli di Emma rallenta nel suo percorso di studi, cosa che spesso accade, per vari motivi, ai giovani d’oggi. E in Italia la situazione dei laureati è tra le più infelici d’Europa. Come vedi i ragazzi nel futuro di questo paese e che prospettive secondo te si possono aprire col PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Recovery Plan (Next Generation EU)?
Non ho competenze di economia, ma sulla carta il progetto è grandioso. Qui al meridione, però , spero che non si palesino i soliti oscuri ostacoli, legati alla pessima gestione di fondi e risorse. I presupposti per un cambiamento però ci sono e mi auguro che possa essere davvero strepitoso per i nostri giovani.
In un altro passaggio del libro, uno dei due ragazzi prende un autobus e si perde, quasi, arrivando ben oltre i confini della sua città. Forse per sfogo, per depressione, per scappare da una casa piena di tristezza. Ti è mai capitato in un momento di sconforto di prendere la decisione di fare un viaggio, o di concederti una piccola evasione catartica?
Quando ero molto giovane spesso mi piaceva guidare senza una meta.
Il titolo del libro è al plurale, suggerendo appunto una condivisione, una pluralità. Quali sono allora i tuoi sogni per il futuro e, se ti va e puoi dirci, quelli delle persone che ami, dei tuoi cari (progetti di vita, viaggi, lavoro, affermazioni professionali)?
E’ importante avere dei sogni e cercare di realizzarli, ma soprattutto è essenziale continuare a sognare, perché riusciamo a realizzare l’impossibile attraverso l’immaginazione e, se ci crediamo fino in fondo, sono convinta che possiamo raggiungere qualsiasi obiettivo.
Autore preferito in assoluto?
Oriana Fallaci.