
La presa del Palazzo d’Inverno, la rivoluzione calcistica che aveva anche politico valore. I peana dei de Giovanni, dei Ruotolo. Il sarrismo al potere: tutto passa, anche la rivoluzione. Sarri ha vinto il suo unico scudetto – tale resterà ad occhio e croce – con una Juve che lui stesso definiva inallenabile. La rivoluzione vera l’ha sempre fatta Spalletti, anche quando i campionati non li ha vinti, cioè sempre, anche al costo di mettersi contro una città intera, vedi Roma con Totti. Ieri sera, nel faccia a faccia tra amici, stravinto dal Napoli capolista di Spalletti contro la balbettante Lazio di Sarri, s’è visto e capito la differenza che c’è tra un grande allenatore e un ottimo allenatore. In quanto alle rivoluzioni e alla politica, lasciamo perdere: col calcio c’entrano poco o niente. C’è rimasto di poco di sarrismo in questo Napoli, che trascina le folle solo col calcio, spettacolare ma allo stesso tempo accorto. Forse c’è rimasta solo l’idea di Mertens finto centravanti: Sarri, accontentati di questo.