
Un obbligo di vaccino sarebbe risolutivo, ma per evitare tensioni il governo potrebbe prima insistere sulla progressiva estensione dell’obbligo del green pass”. Dice così Roberto Romboli, costituzionalista a Pisa, che ha già affrontato in numerose riviste scientifiche l’argomento. “Stiamo parlando di un trattamento sanitario obbligatorio che la Carta subordina a due condizioni. La prima è che il il trattamento sia previsto da una legge o da un atto avente forza di legge. La seconda è il rispetto della persona umana che comporta, per la giurisprudenza consolidata della Consulta, che il trattamento tuteli sia la salute individuale sia quella collettiva e che, in caso di danno, sia prevista una giusta indennità. Il dovere di solidarietà sociale certamente può giustificare il ricorso all’obbligo di vaccinazione, ma non solo sulla base del semplice dovere individuale. Voglio dire che il diritto alla salute non può essere mai trasformato in un obbligo alla salute. Da quanto è scritto nella Costituzione e da cui si deduce che l’obbligo deve essere l’ultima ratio, un’eccezione rispetto alla regola che resta quella del consenso. Quanto alla motivazione dell’obbligo di vaccino per categorie esso deve fondarsi però sul tipo di attività e sul rischio connesso di eventuale diffusione del virus. La ragione che giustifica un obbligo di vaccinazione per una categoria deve fondarsi sul rischio maggiore o minore di diffusione del virus. Se fosse accertato che un attività è assai più a rischio di un’altra sarebbe costituzionalmente illegittimo imporre il vaccino. Mi spiego con un esempio: non posso rendere obbligatorio il vaccino per i parrucchieri e non per gli insegnanti che sono a contatto con centinaia di studenti. L’obbligo di vaccino generale sicuramente porrebbe maggiori problemi sul piano delle sanzioni da applicare a chi si rifiuta di farlo. E, a questo punto, se dovessi dare un consiglio al governo, gli direi di insistere ancora sul piano delle raccomandazioni e dell’estensione del Green Pass”. Cosa comporta l’obbligo di vaccinazione? Esercitare una coercizione fisica oppure applicare delle sanzioni più o meno dure? “Sicuramente una legge che prevedesse l’esecuzione forzata andrebbe contro la Costituzione nella parte in cui impone il rispetto della persona umana”.
È più complesso, dunque, stabilire le conseguenze della mancata vaccinazione, perché a ipotesi diverse corrispondono relativi vantaggi, svantaggi e complicazioni pratiche e giuridiche.È infatti da escludersi un sistema coercitivo, che obblighi cioè i cittadini a vaccinarsi anche con la forza, alla stregua di un trattamento sanitario obbligatorio: uno scenario violento che nessuno propone seriamente, per motivi intuitivi.
Restano due possibilità. La prima prevede un sistema di limitazioni a chi non si adegua, un’impostazione simile a quanto avviene ora per gli operatori della scuola, che se non vaccinati vengono adibiti a mansioni non a contatto con le persone e soltanto nei casi più estremi sospese senza stipendio. Ma allargare questo modello alla popolazione significherebbe prevedere delle attività a cui non si può accedere senza aver fatto il vaccino: cioè quello che già succede con il Green Pass “rafforzato”.
È quindi la terza strada quella più considerata quando si parla di obbligo vaccinale: un sistema di sanzioni economiche per chi non lo rispetta. La stessa modalità già scelta nel caso degli operatori sanitari, che possono essere sospesi senza stipendio fino a quando non si vaccinano.
Questa ipotesi semplificherebbe da un lato l’intera questione dal punto di vista legislativo: vaccinarsi e rispettare le scadenze per i richiami, con le dovute eccezioni per chi si ammala e poi guarisce, diventerebbe obbligatorio per tutti. Le ASL controllerebbero che tutte le persone con una tessera sanitaria siano in regola. Per chi non si adegua entro un certo periodo di tolleranza scatterebbero delle sanzioni che dovrebbero probabilmente avere una cadenza periodica. In Grecia, dove un obbligo di questo tipo è stato deciso per le persone sopra ai 60 anni, la multa è di 100 euro al mese. In Austria, dove questo sistema entrerà in vigore da febbraio, è di 600 euro ogni quattro mesi, e per chi non è in regola sono previste anche restrizioni all’accesso ai servizi non essenziali.
La giurista Vitalba Azzollini dice che quando il Green Pass incide sui diritti tutelati dalla Costituzione potrebbe esserci una sproporzione della norma rispetto agli obiettivi: «Un conto è se l’obbligo incide sui luoghi di svago e cultura, un altro se limita diritti tutelati costituzionalmente come l’istruzione: è il caso dell’obbligo di Green pass “rafforzato” sui mezzi pubblici, che non consentirà a moltissimi studenti non ancora vaccinati di andare a scuola». Secondo Azzollini, la possibilità di pagare una sanzione, come previsto in Austria e in Grecia, è preferibile perché concede più libertà: «Anche nell’obbligo vaccinale per le scuole viene lasciata una via d’uscita, che consiste nel pagamento di una multa: nel caso delle restrizioni per chi non ha il Green Pass “rafforzato”, invece, non ci sono vie d’uscita».Ma il sistema di sanzioni avrebbe a sua volta problemi di equità nella sua applicazione pratica, perché a una persona benestante basterebbe pagare periodicamente la multa per lavorare, andare al ristorante e al cinema anche senza vaccinarsi. Una possibilità che sarebbe di fatto preclusa alle persone che non vogliono vaccinarsi ma non possono permettersi di pagare la multa mensile. Da questo punto di vista, il sistema del Green Pass “rafforzato” potrebbe per certi versi essere considerato più equo: impedisce che una persona ricca possa pagare una certa somma per entrare in un ristorante da non vaccinato, eludendo l’obbligo senza vere ripercussioni.