
Prendo spunto dall’amica Barbara Tramontano. Copio e incollo una porzione di Uccelli Proibiti: Per incredibile che possa sembrare, la principale prigione della dittatura militare uruguaiana, si chiamava Libertà. E per incredibile che possa sembrare, era proibito in quella prigione chiamata Libertà che i carcerati disegnassero o ricevessero disegni di farfalle, stelle, coppie ed uccelli. Uno dei carcerati, Didaskó Pérez, maestro di scuola, carcerato per avere, come disse l’ufficiale che lo fermò, delle “idee ideologiche”, ricevette una domenica la visita di sua figlia Milay di cinque anni. La figlia gli portò un disegno di uccelli. Siccome gli uccelli erano proibiti, la censura lo strappò; i censori strapparono il disegno all’entrata della prigione. La domenica seguente Milay portò un disegno di alberi, e siccome gli alberi non erano proibiti, il disegno, passò. Ed il padre gli domandò: “Questi frutti, questi frutti piccoli e tanto colorati che si vedono… Che cosa sono? Arance, limoni, mele? Che cosa sono?” E la bambina lo fece tacere: “Ssshhh, stupido! Non vedi che sono occhi? Gli occhi degli uccelli che sono riuscita a portarti di nascosto”. (E. Galeano, da “Memoria del fuoco”)
La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica. Questo, per Ignazio Silone, era il significato della parola libertà. Per fortuna c’è ancor la libertà, anche se appare ad accesso limitato, parecchio limitato, recintata al minimo sindacale ad una sorta di diritto di tribuna o di bandiera. Abbiamo la libertà moderna di strumenti, macchine, computer, telefonini ed altro. Però non abbiamo la facoltà di dissentire dal comune sentire, se lo facciamo rischiamo una gamma di sanzioni sociali che va dagli insulti ai blocchi, dalle sospensioni alle ammende. Direi, con forza maggiore, che è arrivato il tempo di togliere le proibizione per gli “alberi” come dal racconto di Galeano. Solo con la fantasia ? No, non basta la fantasia, pur associandola alla mente che vola libera e oltre ogni ostacolo possibile e immaginabile. La fantasia è sorella della libertà ma non è ancora la libertà.Nonostante la grandissima popolarità di Tognazzi e Vianello e nonostante che il successo della loro “Un due tre”, dopo sei anni, non fosse minimamente in calo, la trasmissione fu bruscamente interrotta nel 1959. La causa? Una scenetta in cui si prendeva bonariamente in giro l’incidente occorso all’allora Presidente della Repubblica Italiana Gronchi, il quale, nel sedersi in un palco della Scala a Milano, accanto al Generale De Gaulle in visita nel nostro Paese, cadde in terra, perché qualcuno alle sue spalle, per eccesso di premura, tirò indietro la sedia un po’ troppo. La parodia dei due comici suscitò uno scandalo. Siamo tornati quasi a quei tempi, ragionateci sopra direbbe Zaia imitato da Crozza.
Oggi provate a fare ironia su Draghi: nessuno vi caccerà ma in molti vi diranno che il salvatore della Patria non va dileggiato o ferito, stesso discorso per Mattarella e per qualche altra Somma Autorità. Capita di imbattersi persino in dirigenti scolastici che sfoggiano il motto della Finanza: Nec Recisa Recedit. Se proprio dobbiamo scegliere un motto, di questi tempi, sceglieremo altro: Libera Chiesa in libero Stato, anche se Cavour, non simpaticissimo a noi, lo copiò de Montalembert