
Diverse cose sono state scritte dell’egoismo e del narcisismo, ma mi pare quasi mai degli ingrati, che sono molto numerosi in ogni circuito di collegamento-relazione di ciascuno, specialmente se abbiamo una vita e delle attività orientate ad aiutare o ad interagire con gli altri, in qualche campo, per lavoro o per qualche ragione etica.

Si narra che Confucio sostenesse la seguente tesi: «Non fare del bene, se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine». A volte si osserva che qualcuno non è riconoscente, certamente spinto da sentimenti negativi e viziosi come l’invidia e qualche forma di rancore, sovente nei confronti di chi meriterebbe ben altro sentimento, quello della gratitudine. Sulla questione del vizio e del suo consolidamento nel peccato, si possono leggere testi formidabili, da Aristotele in poi, soffermandoci su Agostino, Kant e molti altri, magari confrontandoci con le recenti scoperte delle neuroscienze.
Sappiamo che donare fa bene e fa bene alla psiche (anzi, allo spirito tutt’intero), e fa bene ringraziare, cioè rendere grazie, in latino gratias tibi ago. Pare che, da affidabili ricerche accademiche, il sentimento dell’esser grati sia benefico anche per gli organi interni, a partire dal… cuore. Però, ecco che il cuore riemerge dalla metafora antichissima che lo ritiene culla e serbatoio dei sentimenti, e anche di una certa intelligenza, che viene definita emotiva.
Pare anche che la gratitudine benefichi la struttura ormonale, il sistema immunitario e le facoltà cognitive. Essere grati previene la malattia, si potrebbe dire. Ovviamente ciò non significa che si ammalino solo gli ingrati: io penso di essere testimonianza vivente di ciò, e moltissime altre persone lo sono altrettanto. Ebbene sì, io non sono ingrato. Altri, che conosco e che, per ragioni spesso di lavoro, frequento, sì, lo sono. Che dire? Che in questo caso ha vinto il sentimento dell’ingratitudine fomentato da invidia e probabilmente da un certo rancore, sordo, inespresso, eppure silenziosamente attivo.
In questi atteggiamenti e comportamenti manca un briciolo benché minimo di generosità e di gratitudine, anche se quest’ultima viene retoricamente dichiarata a ogni piè sospinto. Egoismo, narcisismo, ingratitudine vanno insieme in un percorso dannatamente pericoloso, dove la persona che li accomuna in sé marca di negatività la vita altrui, soffocandola, imbruttendola, scalfendone la pelle e anche lo sguardo, ferendone i pensieri, riducendo gli spazi della gioia, fino a chiuderla fuori casa a quattro mandate.
Suggerisco a chi mi legge di avere grande attenzione se si incontrano persone di questo tipo, specialmente quando si costruisca qualche genere di rapporti, anche i più labili, perché, o queste persone hanno i margini per guardarsi dentro e accettare di migliorare, in caso contrario è preferibile tagliarle fuori, lasciandole perdere e dimenticarle, senza rancore, e abbandonando questo brutto sentimento a loro.