
Giuditta è un personaggio biblico le cui imprese sono narrate nel libro omonimo. Si servì della sua bellezza per fare invaghire di sé Oloferne e liberare la città di Betulia assediata dagli Assiri.
Durante un banchetto, vedendo Oloferne ubriaco, gli tagliò la testa con la sua stessa spada e poi ritornò nella città.
Gli Assiri, trovato morto il loro condottiero, furono presi da grande timore e messi in fuga dai Giudei.
Giuditta divenne così un’eroina del popolo ebraico.
Il libro di Giuditta è entrato tardi nella Bibbia cattolica e ortodossa (nel 382 d.C. in occidente e nel 692 d.C. in oriente), mentre è stato escluso dalla Bibbia ebraica e da quella protestante.
Appare curioso che la figura di Giuditta, divenuta una fonte di ispirazione letteraria e iconografia, abbia potuto avere tanta fortuna in società patriarcali.
La seduzione e l’inganno, per tradizione, non sono mai state considerate accettabili nelle società patriarcali; l’unica spiegazione si potrebbe ravvisare nel fatto che entrambe siano strumenti utilizzati a beneficio del gruppo patriarcale di appartenenza. In questa ottica, Giuditta diventa un’eroina con caratteristiche maschili più che femminili, e per tale motivo accettabili.