
Antonio Gramsci sosteneva che per essere un buon giornalista bisogna dire la verità.
Dopo la scomparsa di Francesco Forte, uomo di cultura, conoscitore di letteratura, poesia e di teatro, intellettuale moderno e nello stesso tempo d’altri tempi, insomma orgoglio nocerino che, ahimè, non conoscevo personalmente, mi sono interrogata sulla mia passione per la scrittura e per il giornalismo della verità.
Mi sono chiesta come mai, pur avendo a lungo studiato, letto, scritto facendo gavetta gratiuita per numerosi giornali, non sia riuscita a realizzare il mio sogno: quello appunto di diventare giornalista di professione e guadagnare dignitosamente.
Naturalmente sono riuscita a realizzarmi in altri ambiti, ma il giornalismo è rimasto lì, come una passione malsopita, un sogno non realizzato in toto, come la passione per quella politica diversa e pulita che avevo ed ho in mente.
Ho pensato allora alla mia migliore amica emigrata negli USA circa dodici anni fa per realizzare lo stesso sogno e che ancora si trova lì, scrivendo e soffrendo per la lontananza da casa e con l’incertezza sul suo rientro in Italia.
Poi ho ricordato due maschietti coetanei che in qualche modo hanno fatto carriera in Campania e scrivono per testate rinomate guadagnandosi da vivere.
Ecco, su questi ultimi vorrei soffermarmi: sono stati più coraggiosi, tenaci e sapevano scrivere meglio? Oppure hanno avuto privilegi e conoscenze più influenti?
Voglio evitare di parlare di privilegi legati al genere ( gli uomini sono più avvantaggiati delle donne perché non fanno figli e non se ne devono occupare ), al fatto che abbiano più tempo e maggiori opportunità di sgomitare e farsi spazio nel mondo del giornalismo e del lavoro tout court.
Insomma niente a che fare con la bravura della penna, ai sacrifici che si è disposti a fare, alla buona sorte.
Dire la verità significa anche non scendere a compromessi e mantenersi super partes, raccontare la realtà così come la si osserva e magari restare umili ed imparare sempre da chi ne sa più di noi. Infatti conosco anche qualche giornalista che si è tenuto fuori dal sistema della politica,ben lungi dall’essere amico di tutti senza esserlo di nessuno.
Col passare degli anni ho poi capito che per questo, pur essendo più bravo e sagace di tanti altri, taluno non ha fatto carriera ed è rimasto ai margini, alla stregua di un volontario appassionato e niente di più, talaltro, mediocre e di scarso spessore morale, continua a crescere ed arricchirsi.
Ovviamente continuerò a dilettarmi a scrivere, come un hobby che mi sta particolarmente a cuore e a farmi leggere da pochissime persone: in questo modo non rischierò critiche dettate da odio o risentimento e non arrecherò danni all’immagine o alla carriera di nessuno.
Un giorno, tuttavia, spero di trovare risposte certe alle mie perplessità.
Annalisa Capaldo