
Myrna Goldenberg, professoressa del Montgomery College nel Maryland e curatrice del saggio “Different Horrors Same Hell: Gender and Holocaust”, ha riportato alla luce un capitolo terribile della storia nei campi di concentramento dove un numero inaccettabile di persone fu costretta a subire violenze che ancora oggi si fa fatica ad accettare.
I sopravvissuti a quei lager hanno raccontato le atrocità vissute in quell’inferno sulla Terra.
Il testo della Goldenberg mette in evidenza un aspetto legato all’essere donne nei campi di segregazione, ed è quello inerente alle mestruazioni che nel tempo ha acquisito un interesse accademico.
La memoria delle mestruazioni rappresenta la concreta espressione di un vissuto femminile per molto tempo taciuto che si va ad aggiungere alla letteratura dell’orrore che è emersa dopo che i campi di sterminio furono liberati.
Nei “campi” le donne subirono atroci sevizie per il fatto di appartenere al genere femminile e per la capacità riproduttiva di cui erano portatrici. Gli stupri reiterati, la violenza fisica, gli aborti forzati, le sterilizzazioni messe in pratica indicano le torture e le pratiche mediche di cui le donne furono vittime.
La prima reazione fisica che molte di loro sperimentarono fu una lunga amenorrea, dovuta agli stenti vissuti, allo shock, allo stress, reiterati in quei luoghi di abominio.
Da uno studio del 2007 risulta che il 94% delle donne visse una situazione di amenorrea e solo lo 0,6% ebbe le mestruazioni per più di 4 mesi dal momento dell’incarcerazione. Di quelle scarcerate l’8,9% non riprese mai più ad avere il ciclo.
Alla sottomissione fisica si associò quella psicologica, perché in presenza di sanguinamenti mensili le donne erano esposte, essendo private dei mezzi e delle condizioni igieniche necessarie, all’umiliazione pubblica dinanzi ai propri aguzzini.
Molte di quelle vittime hanno raccontato di aver vissuto l’esperienza del sanguinamento in pubblico come un’esperienza alienante in grado di causare danni psicologici, emotivi e relazionali.
Il sentirsi sporche ha lasciato un segno indelebile per aver sperimentato l’umiliazione di ritrovarsi sul gradino più basso dell’umanità.
D’altra parte, le mestruazioni furono anche l’occasione per intessere relazioni con altre donne e sviluppare una microeconomia nella quale creare baratti, fare regali o prestiti e anche furti per procurarsi quanto necessario nei periodi di necessità. Inoltre, le più mature iniziavano quelle più giovani e rimaste sole, curavano gli orfani e i tanti bambini piccoli e neonati.
Le mestruazioni furono anche il mezzo per evitare pericoli mortali e violenze. Dai loro racconti emerge che il fingersi indisposte, indossando abiti sporchi di sangue, impediva di essere utilizzate per esperimenti medici con iniezioni irritanti nell’utero, o di essere violentate dagli uomini che avevano repulsione per il sangue mestruale.
Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria per ricordare le tante vittime dell’Olocausto che tanto orrore ha creato.
Le voci dei sopravvissuti sono sempre meno, il tempo pare volere cancellare una pagina buia della Storia dalla memoria delle generazioni future. A volte, dimenticare pare l’auspicio migliore. Eppure quel ricordo nel ripetersi senza i protagonisti e le protagoniste di quel momento, sembra divenire sempre più lontano e sfocato e perdere la forza del monito a non ripetere più l’atrocità di pagine cupe che si vorrebbero cancellare.
Il male è ferocia che svanisce, ma solo nel ricordo di chi non l’ha vissuto.