
Qualche giorno fa, su RaiUno, ho visto una bella intervista di Serena Bortone a Carlo Verdone, Rossella Infanti ed Eleonora Giorgi. Si festeggiava il quarantennale di Borotalco, di cui Verdone e Giorgi sono come noto gli splendidi protagonisti. L’altro grande interprete è Angelo Infanti, alias di Manuel Fantoni, di cui Rossella è figlia.
A un certo punto è stato ritrasmesso il momento in cui, vent’anni dopo Borotalco, fu organizzata in tivù una reunion tra Verdone, Giorgi e Lucio Dalla, che curò in maniera egregia parte della colonna sonora (di cui fanno magistralmente parte anche gli Stadio). Mario Cecchi Gori, il produttore, “strillò” nelle maxilocandine il nome di Lucio Dalla per sfruttarne il successo. Dalla si incazzò da morire, chiamò Verdone e gli disse che avrebbe visto il film al cinema per poi decidere: se gli fosse piaciuto si sarebbe calmato, se non gli fosse piaciuto avrebbe fatto causa. Gli piacque da morire. Anche la Giorgi, convintissima da film e Verdone, fu criticata nell’ambiente perché in quei mesi stava girando dei film con Marcello Mastroianni (Oltre la porta di Liliana Cavani) e Nudo di donna di Nino Manfredi: “Perché sprechi tempo con quel ragazzotto lì?”, le dicevano. Il ragazzotto era Verdone. Come ha detto lei stessa durante l’intervista, quarant’anni dopo di Borotalco si ricordano tutti. Di Nudo di donna e Oltre la porta, un po’ meno.
In quel video del 2002, Dalla ricantava (con Verdone alla batteria e la Giorgi ai “cori”) L’ultima luna. Mi ha colpito e sono andato a riascoltarla. Fatelo anche voi: è un brano perfetto. C’è dentro tutta la visionarietà di Dalla non solo nelle sonorità (era un musicista enorme), ma anche nei testi. Le parole de L’ultima luna può averle scritte solo un genio che, in quanto tale, vede mondi che altri non vedono. Per comprenderne appieno il testo devi ascoltarla cento volte, e resta comunque una canzone splendidamente misteriosa. Guccini, fino a buona parte dei Settanta, sfotteva Dalla dicendogli che sì, era un grande musicista, “però i testi lasciali stare, non sai scriverli”. Poi un giorno Dalla tornò con Com’è profondo il mare, brano tra i più belli di ogni galassia, e Guccini fu “costretto” ad ammettere: “In effetti non sei così male, Lucio…”.
Quell’intervista e quella canzone mi hanno poi portato a rivedere Borotalco. Non lo facevo da anni. Quanta dolcezza, quanto garbo, quanta capacità di raccontare un’epoca. Un film semplicemente meraviglioso (e Carlo lo temeva tantissimo, perché doveva confermare il successo dei primi due film a episodi, dove aveva usato alcune delle sue maschere più note). Se vi capita, riascoltate quella colonna sonora e riguardate quel film: certa bellezza garbata, e certo genio dirompente travestito da musica “leggera”, non torneranno più.