
In Europa abbiamo almeno tre posizioni e linee di condotta con Putin la prima è quella dei paesi dell’Europa storica, Germania, Francia e Italia, che hanno un approccio di dialogo, anche in virtù dei forti legami commerciali ed energetici che hanno con la Russia. Il secondo approccio è quello dei paesi dell’ex blocco sovietico, che invece vedono come fumo negli occhi questa situazione e sono preoccupati di ritornare sotto l’orbita di Mosca. C’è anche un terzo approccio, che riguarda i cosiddetti paesi di Visegaard, i governi nazionalisti dell’Europa orientale, tra questi c’è chi come l’Ungheria di Orban ha rapporti strettissimi con Putin ed è nella sfera di influenza russa, e chi come la Polonia è estremamente preoccupata dall’aggressività russa.
L’Italia è a rimorchio dell’Europa, e ha una posizione di dialogo e di ponte con la Russia innanzitutto per motivi energetici, l’Italia dipende per il 90% dalle importazioni di gas e molto di questo gas arriva dalla Russia e poi per i legami commerciali strettissimi tra i due paesi, non è un caso che dopo Draghi, Putin abbia parlato in videoconferenza con alcuni esponenti dei settori economici strategici italiani.
Dietro gli interessi geopolitici tra Usa e Russia in Europa dell’Est, ci sono poi gli interessi economici che riguardano in maniera importante l’Europa e anche il nostro paese. È il gas a essere al centro delle relazioni diplomatiche ed economiche. La partita energetica si gioca soprattutto sui tre livelli. Il primo livello è la forte dipendenza dell’Europa dal gas russo, la seconda è la posizione proprio dell’Ucraina all’interno del tavolo del gas, dal cui territorio passa il 30% del gas russo destinato all’Europa. Il gas è russo ma il vettore è ucraino, quindi gran parte degli introiti di questo commercio vanno proprio al governo ucraino. Poi c’è la partita del North Stream 2, il gasdotto che collegherà Russia e Germania bypassando l’Ucraina, un’opera che mette spesso in contrasto gli Stati Uniti e i paesi europei, ed è un progetto a cui gli europei tengono molto, per diversificare le traiettorie della fornitura di gas mentre gli Usa lo vedono come un progetto da bloccare perché aumenta la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano detto che in caso di escalation militare il North Stream 2 rientrerebbe nelle sanzioni, provando a bloccare l’opera”. Uno scontro dunque che vede i paesi Europei stretti tra due fuochi da un lato la dipendenza energetica dal gas russo e dall’altro l’alleanza atlantica con gli Usa di Joe Biden. La domanda principe resta: ci sarà la guerra? Secondo Wulzer il conflitto non dovrebbe degenerare: “Credo che non ci sarà la guerra e che le tensioni sono propedeutiche a un accordo, un accordo che deve vedere l’Ucraina come paese cuscinetto, dando ampia autonomia al Donbass e Lugansk, aree occupate da Putin. Per gli Usa sarebbe inaccettabile digerire il mancato ingresso della NATO come esito della crisi, ma potrebbero accettare una soluzione più soft, ovvero riconoscere che l’Ucraina è un paese diviso tra una parte che guarda più all’occidente e un’altra che guarda verso la Russia”.
Paolo Wulzer, docente di Europa Orientale all’Università di Napoli “L’Orientale”