
Strade al buio per mezz’ora: è la protesta organizzata contro il caro-energia a Chiaravalle Centrale, grosso centro montano del catanzarese. Domenica prossima 13 febbraio, dalle ore 21.00 alle 21.30, stop alla pubblica illuminazione in tutta la città delle Preserre. La decisione presa dal sindaco Domenico Donato è «un messaggio indirizzato alla Regione e al Governo perché famiglie, imprese ed enti locali hanno bisogno di risposte immediate ed urgenti contro il caro bollette con improvvisi rincari di luce e gas che stanno iniziando a colpire pesantemente le tasche dei contribuenti».
Altrove, lo Stivale è sempre bello e vario, si pensa a spegnere le luci non per protesta ma per risparmiare, magari scegliendo con dovizia ore luoghi da “oscurare”. Molti comuni italiani il 10 febbraio spegneranno i simboli delle città: Anci Emilia-Romagna e i sindaci di Ali lanciano l’allarme sull’impatto che avrà l’impennata dei costi energetici. Chiusura dei bilanci a rischio, si temono aumento delle tasse e tagli ai servizi. Intanto è pronto il decreto straordinario del governo
Si torna indietro nel tempo. I più giovani quel periodo non possono ricordarlo. Quale ? Quello riguarda la crisi della benzina.
“I bar e i ristoranti devono chiudere entro la mezzanotte e non sarà consentito nessun veglione di capodanno; l’orario degli uffici termina alle ore 17.30 e i negozi “devono abbassare le saracinesche entro le 19. Gli spettacoli nei cinema, teatri e locali dove si fa musica devono concludersi alle 23. Non si tratta di nuove norme anti-Covid, ma di alcune misure adottate dal governo di centro-sinistra (composto da democristiani, socialisti, socialdemocratici e repubblicani) guidato da Mariano Rumor, alla fine di un drammatico consiglio dei ministri del 22 novembre 1973, adottate per far fronte alla prima crisi energetica del dopoguerra.
Oltre a quelle sopracitate, per contenere il consumo energetico il governo italiano (ultimo tra quelli europei) riduce i limiti di velocità degli automezzi su strade e autostrade, vieta l’uso di insegne pubblicitarie luminose, riduce del 40% l’illuminazione pubblica, chiude i programmi televisivi alle 23 (all’epoca c’era solo la RAI) e, soprattutto, impone il divieto di circolazione ad automobili, motociclette, aerei privati, imbarcazioni e qualsiasi mezzo motorizzato non pubblico nelle giornate festive.
Il 2 dicembre 1973 è la prima “domenica a piedi” degli italiani, si inaugura la Austerity: evidentemente gli anglicismi andavano di moda anche cinquant’anni fa.
Domeniche a piedi che diventeranno leggendarie, perché al netto della fine delle illusioni create dal boom economico degli anni ’60, della profonda crisi industriale, dell’inflazione galoppante, dei conflitti sociali, di un modello economico che comincia ad apparire insostenibile, per la prima volta anche dal punto di vista ecologico, gli italiani degli anni ’70 reagiscono alla forzata immobilità con allegria: le città, senza automobili in giro, si riempiono di gente che riscopre le biciclette, i pattini, i monopattini (non certo simili a quelli odierni) e improbabili mezzi di locomozione, come carrozzelle, risciò, fino ai cavalli…