
Paolo Sorrentino, con “E’ stata la mano di Dio”, vola agli Oscar. Il film è candidato nella cinquina del miglior film internazionale insieme a “Drive My Car” di Ryusuke Hamaguchi (Giappone), “Flee” di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca), La persona peggiore del mondo diretto da Joachim Trier (Norvegia), A Yak in the Classroom diretto da Pawo Choyning Dorji (Buthan). Il potere del cane di Jane Campion ha ottenuto 12 nomination. A seguire Dune di Denis Villeneuve con 10, West Side Story di Steven Spielberg con otto.
La passione di Paolo Sorrentino per il calcio e per Diego Armando Maradona è nota, tanto che il calciatore ‘appare’ (con il volto di Rolly Serrano) già in un altro film del regista: il meraviglioso e incompreso Youth – La Giovinezza. Quando fu annunciato alla stampa l’inizio delle riprese di È Stata la Mano di Dio, il pensiero corse così immediatamente al gol di mano che il grande campione argentino fece ai danni dell’Inghilterra ai Mondiali del 1986 (da allora noto come mano de Dios).
«Un film di Sorrentino su Maradona», si affrettarono a titolare incautamente molti, ma d’altronde i primissimi titoli sui nuovi progetti di Sorrentino sono sempre fuorvianti: La Grande Bellezza era per molti ‘un film sulla romanità con Sabrina Ferilli’. La mancanza di visione di certa stampa italiana è inversamente proporzionale a quella di Sorrentino, si sa.
Sorrentino a Napoli: È Stata la Mano di Dio è un’autobiografia (in parte) immaginaria
Ovviamente, il riferimento calcistico del titolo è solo un pretesto per inquadrare con un’immagine di grande forza evocativa tanto un punto di svolta del film (e nella vita dell’autore) quanto l’essenza di una città antropologicamente altra. È infatti proprio questo, È Stata la Mano di Dio: una reinvenzione autobiografica di quando Sorrentino perse i genitori a 16 anni e un ritratto partecipato e lontano dallo stereotipo dello spirito di Napoli.
Protagonista di È Stata la Mano di Dio è Fabietto Schisa (l’esordiente Filippo Scotti), un adolescente degli anni ’80 che adora il padre Saverio (Toni Servillo) e la madre Maria (Teresa Saponangelo), ed è legatissimo al fratello Marchino (Marlon Joubert) con cui condivide la passione per il Napoli Calcio. La sua vita, con tutti gli entusiasmi e le fragilità di un teenager, si divide tra i colorati pranzi di famiglia e la timorosa esplorazione – da lontano – del mondo che lo circonda e dei primi desideri.
Proprio quando tutto sembra andare per il meglio, l’improvvisa morte dei genitori costringe il ragazzo a fare i conti con la solitudine di chi ancora non ha un suo posto nel mondo. Fabio dovrà così imparare ad accettare i rischi spaventosi di quella tragica e improvvisa libertà.
È Stata la Mano di Dio, nella filmografia di Paolo Sorrentino, ha una collocazione molto particolare. Arriva dopo il geniale debutto seriale con The Young Pope e il ben più discontinuo The New Pope, ma soprattutto succede alle due parti del brillante ma problematico biopic su Silvio Berlusconi: Loro 1 e Loro 2 – misteriosamente mai arrivato in release domestica in Italia…