
In questi 4 anni vissuti lontana dalla mia terra d’origine ho potuto vedere le cose e le persone con più precisione e con contorni più netti, constatandone sociologicamente ed antropologicamente vizi e virtù.
Da un lato ho soltanto consolidato il mio pensiero sull’ignavia di tanti, dall’altro ho enfatizzato la capacità di lamentarsi della condizione propria e del mondo circostante proprio da parte di chi non è avvezzo a fare nulla per sé e per gli altri.
Tanto al Sud quanto al Nord ho conosciuto gente pronta ad approfittare di chiunque e di ogni situazione senza lavorare, contando sui propri familiari, su conoscenti e su aiuti da parte dello stato centrale e degli enti locali: così facendo, tra piagnistei, brogli più o meno leciti, regali e agevolazioni ricevuti senza ritegno e senza vergogna, tirano a campare, permettendosi finanche lussi e vacanze che chi meriterebbe, invece, non si concede.
Queste persone puntano il dito contro chi suda da mattina a sera, immigrati e non, giudica schiavi del sistema chi onestamente porta avanti la famiglia senza chiedere aiuti agli altri, senza imprecare contro lo stato, la mancanza di lavoro, gli stranieri, ecc… Di volta in volta cercano un capro espiatorio da incolpare, oggi può essere Putin, ieri era il Covid, domani sarà la recessione economica.
Al Sud dilaga l’abitudine scorretta ma ormai atavica di trovare lavoro mediante amicizie più o meno influenti e lo sfruttamento delle risorse umane con orari e condizioni lavorative da rivedere completamente.
Al Nord, invece, pur essendoci più varietà di lavoro, tanti ambiscono alla comodità di un impiego alla scrivania o addirittura a sussidi statali: insomma i mestieri più umili li lasciano agli immigrati o a chi ha davvero bisogno di tirare avanti e non ha altra scelta.
Tuttavia l’arte dell’arrangiarsi e il voler fregare il prossimo, l’ignavia e la mancanza di meritocrazia li ho riscontrati tanto al Sud quanto al Nord, con l’aggravante che qui a Milano ci si sente anche immeritatamente superiori ai Meridionali, solo in quanto Settentrionali, dimenticando che si è sempre meridionali di qualcuno.
Inoltre ho rinvenuto in tutta la Penisola furbetti con titoli di studio accaparati presso istituti o università private, ora di moda quelle on line, senza grossi sforzi, spendendo fior di quattrini o facendoli sborsare alla mamma e al papà, ai nonni, agli zii, il tutto a discapito della cultura, delle competenze e con pochi sacrifici.
I giovani, ma anche i meno giovani, non sono più avvezzi al sacrificio, a quella che Berlinguer avrebbe denominato austerità: alla prima difficoltà ricorrono alle università private, riconosciute alla pari di quelle statali. Anche le scuole secondarie non sono più quelle di una volta e neppure le primarie, per la mediocrità dei docenti, ma non solo. Naturalmente il sistema scolastico andrebbe rivisto dalle basi, perché gli Italiani non sono né più colti né più bravi degli altri.
Basti pensare alla conoscenza forfettaria delle lingue straniere o, peggio ancora, della lingua italiana.
Ecco perché poi ci si ritrova con politici scadenti, con professionisti incompetenti e con persone buone solo a sfruttare gli altri e a dare pareri sul mondo senza averne diritto, senza una corretta Weltanschauung.
Quindi via libera agli opinionisti ignoranti su facebook, ai docenti che non sanno usare gli apostrofi, agli avvocati che giocano a parlare della politica nazionale e internazionale, ai giornalisti bugiardi e in malafede, ai politici che ci mettono in guai seri e combinano pasticci su pasticci, ai medici che giocano sulla pelle dei malati.
È sempre attuale il detto Chi chiagne fotte a chi rire, ma io non smetterò di indignarmi e costruirmi un’idea corretta sulle cose e sulle persone, non mi accontenterò della notizia sentita in TV, letta sul giornale o sui social, ma non avrò la pretesa di certezze assolute, o di possedere la ragione suprema.
Cercherò sempre di attuare un’osservazione partecipante, ascoltando più fonti, leggendo più libri, mantenendo il discernimento critico e l’umiltà del sapere di non sapere.
Agli altri lascio la convinzione di conoscere ogni argomento e di poterne parlare, spesso a vanvera, il piagnisteo continuo e l’immobilità del pensiero, nonché il voler a tutti i costi fregare il prossimo, persino giudicandone l’operato.
Annalisa Capaldo