
Oggi, venerdì 1 aprile e domani sabato 2 aprile presso la Stazione Marittima di Napoli il primo Forum Espositivo dei Beni Confiscati, promosso dall’Assessorato Regionale alla Legalità e ai Beni Confiscati della Regione Campania.
Al Forum sarà presente anche il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore Antonio Centore. L’ATTIVITÀ DI MONITORAGGIO DELLA FASE DI ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E DI CONFISCA SVOLTA DALLA PROCURA DI NOCERA INFERIORE
Può senz’altro dirsi che la metodologia d’intervento peculiare della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore sia costituita dalla particolare attenzione riservata, nell’ambito di ogni indagine e procedura, al profilo patrimoniale ed alla possibilità di adottare – ogni volta che ciò risulti possibile – provvedimenti ablativi di natura reale nei confronti dei soggetti resisi responsabili di delitti capaci di determinare illeciti arricchimenti e, specularmente, di arrecare danni rilevanti alla collettività o ai singoli.
In tale direzione, presso la Procura di Nocera Inferiore è stato attivato – al fine di assicurare una tutela proiettata anche sulla fase esecutiva delle misure reali – un sistema, curato personalmente dal Procuratore Centore, di monitoraggio della fase esecutiva dei provvedimenti di sequestro e confisca adottati in sede penale o di prevenzione relativi ad aziende e beni immobili ubicati nel territorio del Circondario, svolto attenzionando (in seguito alla definitività dei provvedimenti di natura reale o, nei casi più significativi e/o complessi, già all’esito della decisione di primo grado o persino nella fase delle indagini, in presenza di un mero provvedimento di sequestro) la fase dell’apprensione, liberazione da pesi e situazioni pregiudizievoli, assegnazione e destinazione dei beni confiscati nell’ambito di procedure di competenza o comunque aventi ad oggetto beni esistenti o soggetti residenti nel Circondario di questo Ufficio, al fine di scongiurare il rischio di dispersione o deterioramento o, peggio, riacquisizione (o mantenimento della disponibilità) dei medesimi da parte dei soggetti ai quali erano stati confiscati, attività che viene svolta mantenendo un costante rapporto di scambio di dati e informazioni con l’A.N.B.S.C.-Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata.
Grazie a tale attività di monitoraggio – unica, per quanto è dato sapere, in ambito nazionale – è stato in molti casi possibile individuare e risolvere o impostare a soluzione situazioni nelle quali erano emerse interferenze o inframmettenze da parte dei precedenti proprietari o di personaggi ai medesimi riconducibili ma anche gravi abusi o omissioni da parte delle amministrazioni locali alle quali i beni erano stati assegnati e/o da parte dei custodi/amministratori giudiziari alle cui cure i beni erano stati affidati”.
Al riguardo deve rilevarsi che tale prassi virtuosa, già sperimentata dal Procuratore Centore con eccellenti risultati presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, ove svolgeva le funzioni di Procuratore Aggiunto, è stata – in seguito alla sua nomina a Procuratore – esportata nel Circondario di Nocera Inferiore, ove si trova una gran quantità di beni immobili ed attività sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata a partire dalla seconda metà degli anni ’90 fino a tutto l’anno 2016, in gran parte dei casi a seguito di richieste avanzate personalmente dallo stesso Procuratore Centore.
Deve sottolinearsi che un’attività finalizzata alla valorizzazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata assume nell’attualità particolare significato, ove si consideri che lo stesso P.N.R.R., Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attribuisce un valore centrale alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie .
La casistica delle criticità accertate e risolte (o quanto meno avviate a soluzione) grazie alla descritta attività di monitoraggio post sequestro e post confisca, è invero assai ampia e va dall’occupazione abusiva protrattasi per anni di immobili confiscati da parte degli stessi prevenuti o loro familiari o aventi causa – talvolta colpevolmente tollerata da amministratori giudiziari distratti o superficiali (che neppure segnalavano la circostanza, né chiedevano il dovuto pagamento delle indennità di occupazione sine titulo) o persino da sindaci che, dopo la formale assegnazione degli immobili al Comune, avevano permesso ai precedenti titolari di riappropriarsene – fino ad amministratori giudiziari che avevano consentito per anni ai prevenuti ed ai loro familiari di continuare a gestire aziende confiscate, sviandone la clientela e così svuotandole dell’avviamento e degli stessi beni aziendali, fino a lasciare allo Stato solo gusci vuoti del tutto privi di valore.
Ci si è perfino imbattuti in un amministratore giudiziario che si era messo in società con familiari del prevenuto, smascherato, revocato dall’incarico, segnalato e condannato in sede disciplinare dal suo stesso ordine professionale ed ancora in istituti di credito che, dopo aver colpevolmente concesso, a soggetti formalmente nullafacenti e nullatenenti, mutui (dagli stessi chiesti al solo fine di celare l’illecita origine dei capitali investiti) finalizzati all’acquisto di immobili, senza aver chiesto loro garanzie personali e senza aver svolto alcuna previa attività istruttoria al fine di accertare il c.d. merito creditizio, si presentavano all’esito della procedura facendo valere garanzie reali sugli immobili confiscati, per esigere fino all’ultimo euro maturato per capitale mutuato, interessi e rivalutazione monetaria, azioni giudiziarie che sono state e sono tuttora strenuamente fronteggiate da questo stesso Ufficio in collaborazione con l’A.N.B.S.C. e con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato.
Sono stati riscontrati ed adeguatamente sanzionati (scongiurando l’eventualità di una loro sottovalutazione o minimizzazione, per non esserne note le reali causali) gravi episodi di danneggiamento, sottrazione di materiali (infissi, servizi igienici, porte, caldaie, condizionatori, ecc.) da parte dei prevenuti e loro aventi causa al momento o nell’imminenza del forzato rilascio di immobili confiscati, casi di intimidazioni e minacce e perfino di aggressioni fisiche nei confronti di rappresentanti di cooperative subentrate nella conduzione di immobili e aziende agricole confiscate alla criminalità organizzata nonché casi di partecipazione, sotto mentite spoglie, dell’originario prestanome del prevenuto a procedura di evidenza pubblica indetta da un’amministrazione locale al fine di assegnare la conduzione di un’azienda agricola confiscata, così come sono stati riscontrati numerosi casi di incuria e di colpevole abbandono di beni immobili, anche di apprezzabile valore, da parte di amministrazioni locali alle quali detti beni erano stati assegnati.
Sono state affrontate (sempre in collaborazione con l’A.N.B.S.C. e – in alcuni casi – anche con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato) complesse situazioni riconducibili all’errata indicazione dell’ubicazione o degli estremi catastali di immobili confiscati (risolte attraverso l’attivazione di incidenti di esecuzione) o relative ad immobili confiscati a suo tempo edificati in assenza di titoli autorizzativi (situazioni che possono sempre essere oggetto di sanatoria ai sensi dell’art. 51 comma 3 ter del D.Lgs. n. 159/2011 ma che vengono talvolta utilizzate da talune amministrazioni locali come pretesto per negare la possibilità di un loro riutilizzo a fini sociali, secondo un modus operandi che lo scrivente ama definire come “l’antimafia del giorno dopo”) o a confische pro quota di immobili o aziende con successivo (come accaduto in un caso) strumentale aumento di capitale finalizzato a ridimensionare il valore della quota appartenente allo Stato, per poi cedere a prezzo vile l’intera attività ad altra immagine societaria pure riconducibile alla famiglia del prevenuto.
Si è verificato addirittura il caso – attualmente all’esame di questa Procura, che se ne sta occupando in collaborazione con Eurojust nonché attivando apposite commissioni rogatoriali – di un sequestro, tuttora in atto perché mai formalmente revocato, di una villa a Nizza e di un appartamento a Montecarlo appartenente ad un esponente apicale di una temibile organizzazione di stampo camorristico, mai colpiti da confisca pur in presenza di una decisione definitiva, a causa di un provvedimento di stralcio con conseguente separazione di atti e posizioni trasmesse per competenza ad altra A.G. territorialmente competente, che aveva determinato la mancata pronunzia relativa alla confisca.
Va detto peraltro – a scanso di equivoci o errate interpretazioni – che nella maggioranza dei casi dei quali questo Ufficio si è occupato, si è pervenuti alla definitiva assegnazione e destinazione a fini sociali o di pubblica utilità dei beni confiscati monitorati, anche in detti casi – tuttavia – all’esito di percorsi mai lineari, perché sempre costellati da ricorsi (recentemente si è assistito persino ad un ricorso proposto dinanzi alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo), resistenze, inefficienze o eccezioni di parte, spesso pretestuose o meramente dilatorie, per superare le quali in tempi ragionevoli non sarebbe probabilmente stata sufficiente la sola attività – per quanto efficiente e generosa – dell’A.N.B.S.C..
Va altresì precisato che la predetta attività di monitoraggio, il più delle volte avviata previa attivazione di un procedimento iscritto a mod.45 (atti non ancora costituenti notizia di reato), resta pur sempre finalizzata all’accertamento di eventuali reati ed al perseguimento dei loro autori, con necessità pertanto di verificare – dall’esame dell’iter procedurale della misura disposta, dal momento del sequestro fino a quello della definitiva acquisizione e destinazione – l’eventuale ricorrenza (in tal caso passando ad uno dei registri mod. 44-ignoti o mod. 21-noti) nei comportamenti di singoli operatori avvicendatisi nella fase di esecuzione del sequestro e della confisca, di fasi di ingiustificabile stasi nell’espletamento delle attività a ciascuno spettanti o abusi penalmente rilevanti o sottrazione, dispersione o deterioramento di cose sequestrate, violazione colposa di doveri inerenti la custodia di cose sequestrate cui ne sia conseguita la dispersione o sottrazione o, ancora, eventuali comportamenti da parte degli esecutati o di soggetti ai medesimi collegati finalizzati a sottrarre, disperdere, deteriorare, distruggere, occupare abusivamente o alienare o intestare fittiziamente a terzi tutti o parte dei beni confiscati.