
Conte spavaldo, Draghi rigido, Mattarella l’induce a ripensarci, il resto in ordine sparso, quasi tutti con paura delle elezioni, cioè paura che possa vincerle la Meloni. Prima o poi, però, a votare bisognerà riandare, di emergenza in emergenza l’esercizio nazionale della matita sulla scheda è diventato pallido ricordo. Così come un pallido ricordo è diventata il grillismo, detto anche 5 Stelle: un vero psico-dramma, non solo politico, tra scissioni e sceneggiate. E’ anche un caso umano il tonfo del grillismo: c’è gente completamente spaesata, ridotta a copia carbone di sè stessa o di altri. Effetto domino di certezze crollate, di castelli di sabbia caduti al primo alito di vento contrario. Il grillismo è finito di sicuro. Probabilmente non è finito ancora il populismo: c’è ancora chi grida al tanto peggio tanto meglio, chi predice sciagure di natura apocalittica, chi scrive di complotti a pranzo e a cena per poi sfogare sui social complessi vari. Che dire ? A questo punto torni la politica vera, nel bene e nel male. Il momento è grave sotto tanti aspetti. Il mondo intero è impantanato in emergenze mai viste prime tutte assieme. Mica possiamo aver paura della Meloni ? Siamo seri, se si tratterà di andare a votare qualche mese prima del previsto, nessun scenario improponibile ci appare dietro l’angolo. Le cose improponibili, tra alleanze bizzarre assai e premier battezzati senza consenso alcuno, le abbiamo già vissute e attraversate.