
Uno striscione con su scritto “100 anni dopo la marcia continua” e accompagnato dalla gigantografia di Benito Mussolini e’ stato esposto nella tarda serata di oggi al Colosseo, al centro di Roma. Sul posto le forze dell’ordine per rimuovere l’immagine. Un altro striscione con su scritto “28-X-2022 sappiamo come va a finire” è stato esposto dagli antifascisti a pochi passi dal Colosseo, al centro di Roma. Accanto allo striscione una foto di Benito Mussolini capovolta, a ricordare i fatti di piazzale Loreto. Poco dopo l’immagine è stata raddrizzata e accompagnata da un altro striscione, a coprire il precedente, con la scritta “100 anni dopo, la marcia continua”. Accanto a quest’ultima versione e’ apparso il logo del Movimento Nazionale, un gruppo di estrema destra.
«Il fascismo risolverà questo suo intimo tormento, dirà forse tra poco se vuole essere un partito legalitario, cioè un partito di Governo, o se vorrà invece essere un partito insurrezionale, nel qual caso non solo non potrà più far parte di una qualsiasi maggioranza di Governo, ma probabilmente non avrà neppure l’obbligo di sedere in questa Camera. […] Ma se, per avventura, da questa crisi che ormai è in atto, dovesse uscire un Governo di violenta reazione antifascista, prendete atto, onorevoli colleghi, che noi reagiremo con la massima energia e con la massima inflessibilità. Noi alla reazione, risponderemo insorgendo.» (Mussolini, discorso alla Camera, 19 luglio 1922).
Fin qui la storia che oggi diventa ricorrenza centenaria, bisogna aggiungere a quel tempo che la Marcia godette di un consenso enorme tra gli italiani, enorme e spaventoso. Chi cominciò a dissentire, Matteotti per primo, fu fatto fuori dalla sera alla mattina. Oggi però ci auguriamo di non ascoltare o leggere paragoni con la situazione attuale, ovvero la destra appena insediatasi al governo della nostra Cara Italia. La democrazia è un anti-virus che gli italiani hanno imparato, a proprie spese, ad inoculare sia pur lentamente. Non apriamo, quindi, il varco a sceneggiate di piazza o a vuoti editoriali di sorta. 100 anni fa il peggio, oggi la normalità.