
16 dicembre 2014. Una data che avrebbe potuto segnare la fine di un percorso esistenziale. Il mio. Così ha scritto stamattina su Facebook l’amica e collega Maria Rosaria Vitiello. Il condizionale dice tutto. Avrebbe. Ma così non è stato. Quel pomeriggio, quando arrivasti all’Umberto I di Nocera Inferiore, tutti ci rendemmo conto della gravità della situazione: familiari, parenti, amici e colleghi. Arrivava da Scafati, era stata investita mentre usciva da un dibattito sulla sicurezza stradale, ironia e beffa della sorte. Passarono le settimane in rianimazione, feste di Natale comprese. Poi Maria Rosaria superò il primo di una lunga serie d’ostacoli. Il seguito l’ha raccontato lei in interviste e soprattutto in un libro: Crotone, il ritorno alla casa, le tappe di un faticoso ritorno-non ritorno alla normalità. Otto anni son trascorsi, il mondo cambiato, c’è gente in meno e c’è gente in più. Tutto cambia o tutto si trasforma, non è lo spazio adatto per filosofare. Ma è lo spazio giusto per indicare in Maria Rosaria un esempio: dalla personale storia ha tratto la forza per una bella e ampia campagna di informazione, nelle scuole in primis, e di sensibilizzazione alla sicurezza stradale, con la testimonianza che è carne viva ma anche penna che trova le parole giuste (m.m.)