
Degas, il ritorno a Napoli è la mostra che fin dal suo titolo sottolinea il legame tra l’artista francese, considerato uno dei padri dell’impressionismo e la città partenopea. Una relazione autobiografica e artistica che parte dai viaggi per andare a trovare il nonno Hilaire Degas, che viveva nel palazzo Pignatelli di Monteleone in piazza del Gesù chiamato poi palazzo Degas, e diventa una sensibiltà, un’apertura culturale che condiziona la sua arte.
Per raccontare questa relazione, e vedere alcune opere sue e di alcuni artisti del suo periodo, la prima mostra napoletana su Degas apre il 14 gennaio e resta fino al 10 aprile nel complesso Monumentale di San Domenico Maggiore. Divisa in tre momenti la mostra Degas, il ritorno a Napoli esprime la conoscenza e la passione del suo curatore Vincenzo Sanfo in circa 200 opere tra disegni, monotipi, litografie, sculture, pitture e qualche supporto multimediale.
Il primo momento è proprio quello legato alla vita personale, che vede assieme suoi disegni, litografie e scatti fotografici. Un percorso che ricorda ed evidenzia il legame con il nonno che sostenne sempre la sua passione artistica e di cui realizzò un ritratto, il primo dipinto realizzato a Napoli. Così come, attraverso i suoi disegni sono evidenti legami con la realtà napoleana. “Degas fu attratto – racconta Sanfo – dalla luce e dall’accoglienza di Napoli che ritroviamo nelle sue opere e che ricordava nelle sue lettere e racconti della città“. E proprio qui ha iniziato un confronto con il mondo degli umili, con lo stesso mondo della danza. Non mancano anche una serie di foto, di cui alcune lo ritraggono. Un modo per ricordare il ruolo che la fotografia ebbe soprattutto nella necessità dii cogliere un attimo, un momento dell’azione, dell’accadere. Una particolare attenzione viene dedicata al quadro della famiglia Bellelli che, parenti di Degas, viene riproposto in versione multimediale ma commentato dal curatore.
Ballerine, prostitute, cavalli e il caffè chantant entrano nel secondo momento del percorso. Sono temi che caratterizzano e identificano l’artista, la sua epoca storica, qui declinati in una sezione di disegni, studi preparatori, numerose incisioni tra monotipi, litografie e xilografie, e tre sculture in bronzo. Quest’ultime si riferiscono alla fase finale dell’artista quando l’opera viene plasmata in cera nella sua dimensione più piccola perché ormai l’artista non ci vedeva più. Del “pittore delle ballerine” qui in statua ne vengono proposte due ma ci sono anche tre litografie. Il tema del movimento espresso nel corpo e anche l’attenzione alle azioni, alle posture è lo stesso anche nelle immagini della serie La Maison Tellier, dove entra con il suo sguardo all’interno di una maison close, realizzate a corredo del testo di una novella scritta da Guy de Maupassant sul finire dell’800, vennero fatte stampare dal Vollard.
O la serie de La Famille Cardinal illustrazione di un racconto di Ludovic Halévy, suo amico. Si parla della storia di due sorelle e ballerine, Pauline e Virginie Cardinal che ‘arrotondavano ‘, con il supporto organizzativo della madre, il loro guadagno con uomini facoltosi Edgar Degas utilizza lo stesso Halévy come figura maschile mentre inserisce anche la madre delle ragazze, ma posta di spalle. Uno squarcio della vita del periodeo della Belle Epoque che diventa vivida immagine in stile Degas.
Abbiamo chiesto a Vincenzo Sanfo un breve racconto, in particolare un’opera che a suo parere sia significativo.
La terza area tematica riguarda le frequentazioni con altri artisti. In questa sezione della mostra, sono esposte opere pittoriche e grafiche di artisti napoletani, come Filippo Palizzi, conosciuto alla Reale Accademia di Belle Arti di Napoli, con il quale Degas condivise il dissenso per l’insegnamento accademico. L’area ospita anche altri illustri artisti come Domenico Morelli, Frank Boggs, Giuseppe Canova, Ferdinando Pappacena e Edouard Manet, con il prezioso olio su cartoncino Vase de fleure, prestito di un privato. A chiudere la mostra un acquaforte di Pablo Picasso della serie La Celestine in cui vengono ritratti lo stesso Degas e il suo amico Deboutin (presente in mostra anche con un altro ritratto) che cercano di contrattare con una ‘mezzana’ per il costo di una signora. Un quadro che, oltre ad evidenziare la conoscenza di Picasso e Degas vuole ricordare, come afferma il curatore “che tutto dopo Picasso cambia completamente e anche gli artisti hanno coraggio di andare oltre. Allora ci piaceva chiudere come segnale come da qui in poi è un’altra la storia che parte”.
A corredo dell’esposizione al centro dell’ultima sala c’è anche una selezione di volumi d’epoca dedicati alla persona e all’artista Degas. La mostra Degas, il ritorno a Napoli è stata realizzata da Navigare Srl in collaborazione con il Comune di Napoli.