
Sindaci, assessori, tecnici, operai e volontari: tutti mobilitati in queste ore di forte preoccupazione per il maltempo in varie zone dell’Agro, specialmente quelle esposte maggiormente al “pericolo Solofrana”. Al di là delle ordinanze per le scuole chiuse il giorno successivamente, i problemi vari riguardano lo stato di preallarme scattato in alcuni comuni, in qualche caso con la necessità impellente di firmare – compiti dei primi cittadini – ordinanze di evacuazione.
La Solofrana, si estende per circa 25 km dalla sorgente fino alla confluenza con la Cavaiola e sottende un bacino di circa 260 km². Nasce in località Sant’Agata Irpina (frazione di Solofra), dove confluiscono le acque del Vallone Spirito Santo, provenienti da Solofra, e le acque del Vallone dei Granci, provenienti dallo spartiacque del fiume Sabato. Nel primo tratto, esso scorre in un alveo naturale caratterizzato da alte sponde in terra, poi, dalla località S. Pietro, in comune di Montoro, fino alla confluenza con il Cavaiola, è delimitato da muri spondali, che realizzano sezioni di deflusso estremamente variabili. Accoglie, in sinistra idraulica, il torrente Calvagnola (5 km circa), proveniente dal gruppo dei monti compresi tra il Monte Caruso e il poggio di S.Michele, nonché il torrente Lavinaio (7,6 km circa), che scende dai monti di Fisciano. In destra idraulica, invece, riceve le acque del Rio Laura (3,7 km circa), proveniente dai versanti di Piano di Montoro, e del torrente Lavinaro (7 km circa), che sorge dalla catena montuosa di Pizzo d’Alvano, nel comune di Bracigliano. Dopo aver attraversato al coperto tutto l’abitato di Mercato San Severino e il territorio del Comune di Castel San Giorgio, si immette nella gola di Codola, dove si biforca nel Torrente Casarzano (oggi praticamente scomparso) e nel Torrente dei Corvi, che poi si ricongiungono nei pressi della località Nocera Campo e si avviano uniti a confluire nella Cavaiola.
La Solofrana, da quel che dicono diversi addetti ai lavori, ormai non regge più la portata delle acque medie annue, ancor di più durante le forti piogge che arrivano improvvisamente. Altri tratti dell’argine potrebbero cedere. Bastano forti piogge del Montorese, arrivano enormi masse d’acqua da Mercato San Severino verso Nocera in meno di mezz’ora e il torrente o l’Alveo comune nocerino esonda o tratti di argine, spesso vecchi di oltre quarant’anni, cedono. Da Mercato San Severino, Castel San Giorgio, Roccapiemonte e Nocera Inferiore-
Oggi bastava portarsi sul corso dell’affluente del Sarno, in zona di San Pasquale (confine tra le due Nocera, Roccapiemonte e Castel San Giorgio) per constatare la velocità e la quantità d’acqua che arrivava. Stesso discorso a Nocera Inferiore , in via Martinez Y Cabrera e via Pucci. In pratica, in poche decine di minuti le acque arrivano a limite dell’esondazione. Le opere di manutenzione ordinaria sono scarse, numerose quelle di somma urgenza, costose e con effetto tampone. Andrebbero risistemati, rimessi i terrapieni alle loro spalle. L’unica soluzione è il progetto Grande Sarno, con una risistemazione complessiva del bacino.