
Quando hai alle spalle 14 dischi in studio e oltre 40 anni di carriera artistica è fisiologico cambiare prospettiva e visione musicale: si cresce, si matura, si evolve. Di cambiamenti stilistici negli U2 ne abbiamo visti diversi. Il rock dei primi album è completamente diverso dalle sonorità apparse in Zooropa o Achtung Baby. Lo stesso vale per Pop o per No Line On The Horizon. Gli incontri con mostri sacri della musica come Brian Eno o Daniel Lanois, la voglia di sperimentare e di evolversi musicalmente danno come risultato una band completamente diversa negli anni: gli U2 del presente sono lontani anni luce dagli U2 di Boy e The Joshua Tree, per intenderci.
E’ successo anche a me ritrovarmi in sala prove con i miei soci musicali di sempre ed avere quella molla in più, quel desiderio atavico di suonare in modo diverso quel brano che fai da tantissimi anni. E’ umano: panta rei, nulla resta invariato. Se non si cambia, se non si cresce si può correre il rischio di diventare la cover band di se stessi.
Quindi immagino i nostri cari U2 riuniti in una sessione di prove in una casa immersa nel verde irlandese, davanti al tepore di un camino, un buon whiskey invecchiato o una buona birra, che si danno suggerimenti a vicenda per trovare nuove soluzioni armoniche o nuovi arrangiamenti ai loro brani storici: “Hey Adam, quella parte di basso, spostala in levare e marca di più l’accento sul terzo movimento sulla cassa”. Hey Larry, stravolgiamo il pattern ritmico e rendiamola più slow”. “Hey Bono, vogliamo cambiare il testo in questa parte? Vogliamo aggiungere i cori a 4 voci in questo special?”.
Credo che sia successo più o meno questo a The Edge che ha curato e prodotto la rivisitazione di ben 40 brani storici della band di Dublino. E’ lo stesso chitarrista a descrivere questo nuovo lavoro parlando di reinterpretazioni “intime “ per adattarsi ai tempi che corrono: “Molte delle nostre canzoni sono state scritte quando eravamo un pugno di ragazzini e ora le canzoni per noi hanno un significato diverso”. Quindi l’intimità che prende il posto alla rudezza tipica del post punk, nuovi ritmi, nuove tonalità, nuovi accordi, nuovi testi, una veste nuova ai loro più grandi successi: Songs Of Surrender è una collezione di 40 brani, scelti tra i più importanti della loro carriera, “ri-registrati e
ri-immaginati” dagli U2 del presente. La raccolta, frutto delle sessioni di studio registrate negli ultimi due anni, sarà pubblicata il giorno di San Patrizio (17 marzo) per la Island Records e Interscope. Le nuove 40 canzoni saranno raccolte in 4 album separati ognuno dei quali prende il nome di uno dei componenti della band. L’album sarà disponibile nei seguenti formati: formato digitale 40 tracce, Cd Standard (16 tracce), CD Deluxe (20 tracce), 4 CD Boxset, 4 Lp Boxset, Edizione 2 LP Nero (20 tracce) e Edizione Limitata 2 LP Silver (20 tracce).
Sul canale ufficiale youtube è stato anticipato il trailer del nuovo album al seguente indirizzo:
https://youtu.be/wco-jGrqCfU. Nei primi ascolti di questo nuovo lavoro resta difficile l’adattamento a queste nuove versioni. Per chi è abituato, come me, a sentire le schitarrate in Pride, ci metterà sicuramente del tempo a stabilizzarsi. Già il termine giusto per definire questo lavoro è proprio questo: destabilizzante. Il segreto? Il riascolto. Sgomberate la mente dai ricordi e tuffatevi in questo nuovo mondo senza avere pregiudizi: il viaggio intimo nel passato con lo sguardo nel presente sarà dolce e piacevole.
Michele Parisi