
Il Capitolo della Cattedrale di Nocera è l’erede di quel collegio di sacerdoti che curava la pastorale nella chiesa madre; erano anticamente responsabili della cura d’anime per la città di Nocera e per tutti i territori circostanti, poi prevalse il ruolo di gestione del potere economico e politico. Facevano vita comune, anche se in modo diverso nel corso dei secoli, e avevano l’impegno della preghiera comune. Il Capitolo, dunque, non era una struttura ecclesiale presente unicamente nella Cattedrale, infatti, dopo l’affermarsi delle parrocchie con un singolo pastore, alcune pievi particolarmente importanti avevano una loro collegiata in cui molti sacerdoti facevano vita comune disciplinata da regole, o canones, da cui il nome di “canonico” per il chierico che queste regole era tenuto a osservare. Il nome di “Capitolo” deriva proprio dal fatto che ogni giorno era letto un capitolo di queste regole. Il collegio assume nel tempo una funzione di fiancheggiamento dell’autorità vescovile. Va detto che il vescovo fino al XIII – XIV secolo era eletto dallo stesso Capitolo, pur con numerose eccezioni; da Roma gli veniva solo una conferma formale. Dal Trecento in poi il papa si riserva la nomina dei vescovi, per consegnarla in seguito alle mani dei sovrani cattolici. Nel frattempo il collegio dei canonici era diventato proprietario di un cospicuo patrimonio, costituito essenzialmente da grandi possedimenti terrieri, con una complessa struttura di gestione, diventando un’istituzione politicamente ed economicamente rilevante; perciò riuscivano a raggiungere il canonicato solo i membri delle famiglie più eminenti. L’idea secondo la quale il membro cadetto di una famiglia nobile dovesse scegliere la vita religiosa imponeva alla famiglia stessa di trovare sbocchi di qualità adeguata; era ovvio quindi che non diventasse canonico un chierico comune, ma un ecclesiastico di nascita illustre, che otteneva così “voce in capitolo”, come si dice ancora oggi, cioè un posto d’onore e di effettivo peso negli affari e nelle questioni politiche della città e della diocesi.
Il Capitolo della Cattedrale di Nocera così come attesta l’Archivio storico capitolare della Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno, fu fondato nel 1386 e composto inizialmente da undici membri dei quali tre avevano il titolo di Dignità: l’arcidiacono, l’arciprete, e il primicerio senza prebenda e i rimanenti erano canonici semplici e avevano la loro prebenda. Questa composizione aumentata di un membro da parte del vescovo Strambone nel 1481 rimase in vigore sino al 1635, cioè quando il vescovo Francone vi aggiunge altre quattro unità alcune delle quali provvisti di legati di messe, provenienti dalla confraternita del Ss. Rosario esistente in cattedrale. Tra il 1642 e il 1671 furono eletti altri cinque canonicati con la dignità di cantore: il Capitolo dunque è costituito da venti unità suddivise in quattro dignità e sedici canonici semplici. Nel 1709 la Sacra Congregazione del Concilio dichiara nulla la nomina di quattro canonicati e nel 1718 il vescovo De Dominicis decreta che il Capitolo sia composto da sedici membri dei quali otto con la prebenda e otto senza, che le dignità fossero quattro e così distinte: l’arcidiaconato, l’arcipretura, il primiceriato e il cantorato e che potessero essere conferite indistintamente sia ai canonici con prebenda sia senza. Inoltre sempre dallo stesso prelato fu nominato un canonico penitenziere e un canonico teologo, entrambi per concorso. I primi otto canonici con prebenda di più antica istituzione hanno sempre costituito la parte principale e importante del Capitolo. Da essa esercitata la cura delle anime, erano i soli a prendere parte alla distribuzione di particolari legati sia di messe sia di altro ma nel 1607 il vescovo Lunadoro, volendo ovviare al continuo avvicendarsi dei canonici al governo della parrocchia, pensò di unire in perpetuo la cura delle anime nella persona dell’arciprete, secondo dignità del Capitolo. Nel 1801 il vescovo dei Monti San Felice, giovandosi della facoltà che aveva dal Concilio di Trento e dalla successiva bolla di Pio V, staccò la cura delle anime dall’Arcipretura istituendo la figura di un vicario curato perpetuo. Tuttavia, con bolla di papa Gregorio XVI, la cura delle anime fu nuovamente affidata all’Arcipretura. Nel 1875, a seguito della decisione di Pio IX di staccare dal Capitolo la cura delle anime, il vescovo Ammirante confermò che il compito fosse assegnato, dopo regolare concorso, a un sacerdote estraneo. Fin dal 1836 furono ridotte in massa comune le otto antiche prebende e si stabilì che fosse assegnata una somma maggiore ai quattro canonici: Arcidiacono, Penitenziere, Teologo e canonico curato, al primo perché destinato nelle pubbliche funzioni a rappresentare il vescovo e agli altri tre “per le loro particolari incombenze”. Con l’avvento del vescovo Agnello Giuseppe D’Auria il Capitolo si arricchisce del collegio degli ebdomadari, con composizione numerica tra dodici e sedici membri; era proibito loro di considerarsi corpo staccato dal Capitolo e promuovere in tal senso qualsiasi manifestazione, tuttavia spettava loro l’ufficiatura, leggere e cantare le lezioni, assistere le dignità e i canonici nelle funzioni ed osservare tutte le altre norme e consuetudini capitolari; dal canto suo il Capitolo in segno di gratitudine interveniva nell’accompagnamento funebre di ciascun ebdomadario. Il Capitolo di Nocera dei Pagani, relativamente alle insegne, godette del privilegio di portare sottana e mantellina di color violaceo, usato però solo nelle funzioni capitolari, come sancito dal rescritto di Pio IX datato 11 marzo 1849. Oggi la sottana e la mantellina è nera con filetto violaceo. Riguardo agli statuti è da dire che il Capitolo si è retto senza statuti scritti sino al 1889, conformandosi alle norme comuni del diritto, alla consuetudine e alle disposizioni capitolari. In seguito alla visita pastorale del vescovo Luigi Del Forno nel 1886, il Capitolo riceve la disposizione di presentare entro un determinato periodo di tempo il suo statuto. Non avendo ottemperato a ciò, la Santa Sede nel 1887 prescrisse la compilazione d’ufficio da parte del vescovo. Fu nominata una commissione di canonici la quale compilò uno statuto che fu approvato dal Capitolo il 15 ottobre 1889 e dal vescovo il 14 dicembre dello stesso anno. Il sigillo capitolare riproduceva l’effigie di San Marco, titolare della chiesa cattedrale, sino al 1986. In questo periodo è stato sostituito con la legenda: Capitolo Cattedrale di Nocera inferiore – Sarno, nuova denominazione della diocesi.