
♥Vuoi per indole, vuoi per educazione ricevuta, vuoi per studi fatti, per me dire la verità è un dovere, una necessità, una sorta di mantra ineluttabile.
Oggi ne ho avuto la conferma e nessuna minaccia, tacita o palese, potrà intimorirmi o farmi arretrare di un passo.
La verità non offende gli onesti, usava ripetere il mio professore di storia e filosofia al liceo; dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria, asseriva Antonio Gramsci, mentre George Orwell, nel giorno in cui il centrodestra vince nel Lazio e in Lombardia alle Regionali 2023, affermava che nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.
Ebbene scrivere i propri pensieri non deve essere fatto solo per edonismo o svago, non si scrive unicamente con lo scopo di dilettare e far distrarre, ma anche e soprattutto per destare gli animi, cercare di far emergere le verità scomode e taciute, far progredire la società.
Ante omnia salus non è solo un motto: se qualcosa in un ospedale non funziona o non è eticamente accettabile bisogna dirlo, avere il coraggio di metterlo per iscritto, a nudo, come i nostri corpi feriti e troppo spesso oltraggiati assieme alle anime.
Chi non ha paura di dire la verità e lo fa senza rimangiarsi nulla viene spesso odiato, messo ai margini, ma alla lunga premiato e comunque alleggerito nella coscienza: quasi nessuno oggi osa dire la verità perché questa non è popolare, non è apparenza, non è instagrammabile.
Nel mondo dei social, degli influencer che ambiscono ad essere i nuovi intellettuali della società, nell’epoca in cui non ci si indigna più per nulla per non essere considerati boomer o demodé, io mi ostino a dire la verità ed invito chi non ha paura a manifestare i propri pensieri e le proprie idee o rimostranze pubblicamente, per iscritto, non tramite telefonate che si perdono nell’etere.
Magari i disfattisti o i pavidi diranno che non servirà a nulla, che sarà tutto inutile, ma provare a sollevare un po’ di lerciume e battersi per una questione sociale rilevante è pur sempre un’azione positiva, un tentativo rivoluzionario.
Nell’era della post modernità, delle ideologie che non devono neppure essere nominate, del disincanto per la politica, in cui l’astensionismo non fa certo vincere il migliore, dire la verità dovrebbe essere un diktat morale per ognuno di noi.
La politica dovrebbe ricominciare dall’ammissione delle proprie mancanze, la sinistra in primis se vuole davvero mettere un freno alle pericolose mire della destra, dovrebbe ricominciare a dire la verità, facendo davvero gli interessi dei più deboli, a partire dalla sanità, dall’abolizione dell’autonomia differenziata, dall’istruzione, dai trasporti, dal lavoro fino alla cura dei soggetti fragili e alle famiglie seriamente in difficoltà.
Dire la verità oggi più di sempre è un obbligo etico che dovrebbe risvegliare le coscienze, le piazze, ognuno di noi.
Io continuerò a dire la verità, a qualunque costo e contro ogni velleitaria minaccia.
Annalisa Capaldo