
Nel 1979, ero Parroco. I miei giovani mi raccontarono allora, di avere tra gli amici, una persona che faceva uso di eroina, un giovane diplomato, che rivestiva anche un importante incarico, come dipendente del comune della mia città: Castellammare di Stabia. Con essi decidemmo di aiutarlo sebbene del tutto sprovveduti. Io, confesso, anche impaurito: era la prima volta che mi affacciavo a questo mondo del tutto sconosciuto. Da questa prima difficile esperienza nacque l’idea di realizzare una comunità di recupero. Trovai, allora, tanta sensibilità in una signora della Parrocchia che mi lasciò, per testamento, una discreta somma con la quale, a suo nome, realizzammo una struttura idonea su un terreno messo a disposizione della mia diocesi dal mio Vescovo, che benedisse la mia iniziativa. L’8 maggio 1991 accogliemmo i primi ospiti e da allora per la nostra comunità son passati circa duemila persone con problemi di dipendenza patologica. Grazie alla dedizione e alla competenza degli operatori, tanti di essi sono stati recuperati alla vita, con un reinserimento dignitoso e produttivo nella vita sociale. Soggetti, ospitati anche agli arresti, con carichi pendenti, oggi hanno formato famiglia, si sono inseriti nel lavoro in modo dignitoso e competente grazie alle abilità acquisite lungo il loro percorso terapeutico. Una persona uscita dalla nostra Comunità residenziale oggi è il responsabile del personale in una azienda multinazionale con sede in Italia. Nel corso di questi trent’anni la Fondazione Maria Fanelli ha riscosso apprezzamenti e riconoscimenti da parte dei servizi del pubblico ed ha sempre lavorato in piena collaborazione con essi. La Fondazione ha promosso la costituzione di tre Cooperative sociali, una di esse svolge in collaborazione con il Dipartimento di Igiene Mentale dell’Asl Napoli 3 Sud, un servizio di riabilitazione per persone affette, da dipendenze da cibo. Oggi le strutture operative promosse dalla Fondazione Maria Fanelli danno lavoro a trenta operatori assunti a tempo indeterminato, oltre a servirsi di un notevole gruppo di operatori a progetto.
Naturalmente non tutte le persone ospitate hanno compiuto con successo il loro percorso terapeutico. Un buon numero di esse non ce l’ha fatta e un piccolo gruppo, ritornando all’uso di sostanze, nel tempo, ci ha rimesso la vita. Ma abbiamo raccolto in questi anni tante storie.
C’è purtroppo oggi un’umanità in frantumi, nel disinteresse totale di una società che con i paraocchi vede solo il profitto.
Una storia in particolare mi ha lasciato tanta amarezza. È la storia di un ragazzo ancora minorenne che un giorno, sotto effetto di eroina, venne a chiedermi denaro in Parrocchia. Naturalmente mi rifiutai. Dissi però al ragazzo: se vuoi ti porto in Comunità, dove potrai trovare aiuto. Appena mi diede il consenso, lo consegnai ai nostri operatori. Il papà, allora, era in carcere perché affiliato ad uno dei clan particolarmente attivi in città. Il ragazzo compì tutto il percorso con ottimi risultati. Conoscendo la sua difficile situazione familiare, lo inserii in una nostra Cooperativa: anche lì per alcuni anni l’impatto fu positivo. Era contento, svolgeva con passione il proprio lavoro, con le sue capacità imparò presto l’uso di programmi che gli servivano nello svolgimento del suo lavoro. Ma un giorno fui colpito dalla notizia del suo arresto. Rimasi veramente male, l’avevo come un figlio. Dal carcere, dopo qualche mese mi scrisse: “Avevo tanta voglia di scrivervi e dopo molte indecisioni ho preso coraggio. So di avere sbagliato nei vostri confronti, ma al momento non posso fare altro che pentirmi. Ormai sono nove mesi che sto in carcere, penso al male che mi son fatto e vi confesso che è duro accettare di aver perso ancora. Ho sbagliato a non parlare con voi. Ho capito solo ora che la camorra è distruttiva e fa soffrire ancora più della tossicodipendenza. Mi dispiace da morire il pensare di avervi fatto credere che andava tutto bene, mentre non ero in pace con me stesso. Dall’eroina si può uscire, io ne sono la prova, ma dalla camorra no”.
Uscì dal carcere, ma dopo qualche anno, seppi dai giornali che era improvvisamente scomparso. Un pentito appena un anno fa, ha rivelato che fu attirato in un tranello, strangolato, ucciso e il suo cadavere gettato nel fiume.
Questa storia mi ha segnato. Ho deciso di affiancare alle altre anche un’opera per la prevenzione delle devianze, per i ragazzi di questa città per tanti versi governata dalla malavita. Recentemente, il nostro Consiglio Comunale è stato sciolto per infiltrazioni. Con tanta fatica, e con sacrifici personali, abbiamo realizzato, in un capannone dismesso in periferia, una struttura che vuole essere un luogo ne quale intendiamo accogliere i ragazzi, con l’intento di sottrarli alle spire della delinquenza organizzata, affiancandoli nella loro crescita, sostenendoli nelle difficoltà e preparandoli con corsi di formazione professionale ad inserirsi in modo dignitoso nella vita sociale.
In tutto questo, mi tocca constatare l’assoluta mancanza di politiche di sostegno. Eppure se si considerasse quanto costa un carcerato, oggi, o un tossicodipendente alla spesa pubblica e quanto gli investimenti sulla prevenzione siano davvero produttivi, si dovrebbe facilmente trovare sostegno nelle istituzioni. Tante volte mi tocca constatare le grandi potenzialità inespresse di soggetti distrutti dalle sostanze. Il problema della emergenza educativa è gravissimo! A mio modo di vedere è ben più grave del gravissimo problema ecologico. Il sistema economico che mira al profitto ad ogni costo sta distruggendo, assieme all’ecosistema, la stessa umanità! Con i miei collaboratori abbiamo organizzato il 9 marzo, un momento di riflessione sulla difficoltà a comprendere il linguaggio espresso o inespresso dei nostri ragazzi, nell’epoca dei social. Il nostro Maestro sarà Cesare Moreno, fondatore dei Maestri di Strada. Interverrà anche la dottoressa Armida Filippelli, assessore alla Formazione Professionale della Regione Campania. Ella, per l’esperienza maturata come dirigente scolastica, nei quartieri della periferia di Napoli, sta coraggiosamente, dando una svolta alle politiche del suo assessorato. L’evento sarà anche trasmesso in diretta sulla pagina di Fb dell’Accademia del gusto di Imparare. Lo scopo è quello di sensibilizzare gli educatori, le famiglie ad affrontare con decisione e competenza i problemi dei nostri ragazzi.