
La morte a volte può aprire autostrade di retorica. Ma stavolta crea semplicemente un ponte d’amore, che resterà per sempre. Grazie alla donazione degli organi, un gesto che darà ad altri la possibilità di vivere. Dalla morte nasce vita, sembra un’affermazione irreale ma non un paradosso. Si sono consumati tra queste considerazioni e tante lacrime i funerali di Mourad Boulila, appena sette anni, il più giovane tra le vittime dell’incidente di domenica scorsa a Mercato San Severino che aveva strappato alla vita la sorella Jemila e il fidanzatino della sorella. Rosario. Tre funerali “bianchi” nel giro di appena tre giorni, roba che ha messo a dura prova la comunità di San Valentino Torio e dell’intero Agro. Nella chiesa di San Giacomo, oggi era presente alla tristissima celebrazione il Vescovo Giuseppe Giudice. Anche il suo volto ha mostrato i segni della commozione. Volto segnato allo stesso modo, qualche ora prima, in un’intervista televisiva, pure per il medico, che ha tentato in tutte le maniere di salvare la vita a Mourad. Storia di Renato Gammaldi, che ha ricordato di aver perso nella sua lunga carriera due bambini. Ha salvato centinaia di persone nel corso della sua carriera, ma quei due piccoli che non è riuscito a strappare alla morte resteranno per sempre nella sua mente. Uno si chiamava Mourad, che in arabo vuol dire “desiderio”. Ecco, oggi tutti avevano il desiderio di vivere una storia che non avesse alcun aggancio con la realtà ma che si avvicinasse a un brutto sogno. Illusione comprensibile, guardando in alto, al Dio della Misericordia ma anche a quei tre giovanissimo volti campeggianti nei pressi della chiesa.