
Abuso d’ufficio ? E’ di queste ore l’ultimo capitolo, l’ennesimo. La procura di Campobasso ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della Regione Molise, Donato Toma, e per gli assessori o ex assessori della sua Giunta, Vincenzo Cotugno, Nicola Cavaliere, Quintino Pallante, Vincenzo Niro e Filomena Calenda, Michele Marone e per l’ex consigliere regionale Nico Romagnuolo. I fatti finiti nel mirino della magistratura sono avvenuti tra il 2020 e il 2021 e ruotano attorno all’incarico di commissario straordinario del Consorzio per lo sviluppo industriale di Campobasso-Bojano. Il sostituto procuratore di Campobasso, Viviana Di Palma, ha concluso le indagini a febbraio, poi gli indagati hanno avuto la possibilità di presentare memorie difensive o di chiedere di essere sentiti.
Ma, obiettivamente, è’ arrivato il momento di cambiare la legge, per tanti motivi, in primis per la paura che attanaglia tanti amministratori nel prendersi la responsabilità di firmare atti e quindi della conseguente scarsa incisività operativa che ne deriva. L’attuale legge prevede una condanna fino a 4 anni ma la formulazione molto generica e fa tremare la mano agli amministratori pubblici. Il caso dell’ex sindaco di Novara, assolto dopo 10 anni per una questione di schiamazzi in un bar. L’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, tra i relatori della Conferenza, che ha raccontato la sua storia: indagato per abuso d’ufficio, fece un passo indietro nel 2014 prima che scattasse la legge Severino, poi assolto, non potè più ricandidarsi perché, secondo la legge regionale siciliana, chi si dimette non si può ricandidare allo stesso incarico.
L’ultimo caso celebre in ordine di tempo riguarda l’ex governatore della Calabria Mario Oliverio: il tribunale di Catanzaro lo ha assolto dall’accusa di abuso d’ufficio per aver nel 2018 stanziato 95.000 per promuovere le bellezze turistiche della sua regione al Festival dei due mondi di Spoleto. Ma nelle stesse ore lo stesso reato costato una condanna a un anno per il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomat che nel 2015 concesse un immobile comunale a una onlus. Vai a capire. L’unica cosa certa che l’articolo 323 del codice penale da almeno un ventennio il tormento di sindaci, amministratori locali, presidenti di Regione e giù no a semplici funzionari che periodicamente finiscono nelle maglie dell’abuso d’ufficio: violazione che colpisce ubiquamente appartenenti a tutti gli schieramenti politici.
Il problema stato riproposto in più occasioni, l’ultima due giorni fa all’assemblea dell’Anci da sindaci di tutta Italia. la presidente del consiglio Meloni e il ministro Nordio hanno annunciato di voler mettere mano al problema e quindi al cambiamento. Esiste una fresca proposta di Azione: è cancellare la norma penale e prevedere una sanzione amministrativa. Non è solo una proposta abrogativa, ma una proposta abrogativa argomentata. Enrico Costa ha redatto un dossier di circa 150 casi di sindaci indagati e poi assolti per il reato di abuso d’ufficio. Questa raccolta rappresenta plasticamente ciò di cui stiamo parlando: un reato applicabile alle più svariate situazioni, un’accusa che non si nega a nessuno, anni che passano stancamente, assoluzioni che arrivano quando la notizia dell’indagine è la vera sentenza.