
L’importanza di chiamarsi figlio o figlia per taluni genitori corrisponde ad egoismo congenito e non alla necessità ineluttabile d’amore.
L’importanza di chiamarsi figlio o figlia per codesti pseudo genitori risiede nell’essere approfittatori e individualisti e non nel bisogno di sentirsi accettati.
Ciò che non si capisce è come si possa fuorviare e plagiare anche genitori che un tempo non avrebbero mai pensato certe nefandezze né tantomeno agito in modo così crudele.
La cattiveria e l’ipocrisia sono contagiose e infestanti: come le erbacce e i rovi si insinuano nelle famiglie appena queste perdono i loro perni insostituibili e le anime buone e non è facile estirparle.
Far ricadere sui figli le proprie idee malvagie o maltrattamenti subiti, ingiustizie infantili e quant’altro non è accettabile né tantomeno giustificabile.
Questa gente è essa stessa egoista, approfittatrice, falsa, pettegola, sparlano del prossimo appena possibile.
Tutti i figli sono egoisti, tutti i genitori però sono stati a loro volta figli: da ciò si deduce che l’essere umano è egoista ed è scorretto quindi ragionare per categorie.
Ci sono figli egoisti che pensano solo alla propria carriera, ai matrimoni d’interesse, ai soldi che prima o poi li seppelliranno, ma ci sono anche genitori che smettono di amare i propri figli e cominciano a pensare solo a se stessi.
Si diventa cattivi, si perde l’affetto, si smarrisce il rispetto: quando viene meno l’amore filiale si smantella la famiglia, non si è più neppure un genitore degno d’amore.
Annalisa Capaldo