
In Italia, rispetto a quanto avvenuto in altri Paesi con sistemi di welfare più robusti, la politica della casa ha rappresentato tradizionalmente un ambito minore dell’intervento pubblico in termini di impegno finanziario e soprattutto un settore caratterizzato da forte frammentazione degli strumenti utilizzati.
Da un lato, si è fatto largo uso di interventi volti all’ampliamento dell’offerta (ovvero la costruzione di nuove abitazioni), mentre tra le misure che agiscono dal lato della domanda (sostegno ai redditi delle famiglie) si sono preferite quelle più vicine al funzionamento del mercato, quali agevolazioni creditizie e fiscali; solo una quota minoritaria della politica della casa italiana degli ultimi 50 anni è dunque rappresentata dalla costruzione di alloggi pubblici da destinare ai ceti sociali più disagiati.
Manca un vero welfare abitativo per i ceti medio bassi che più stanno soffrendo gli effetti delle recenti crisi economiche. L’azzeramento del Fondo Affitti e Morosità Incolpevole, con la legge di Bilancio per il 2023, di certo rappresenta un segnale ulteriormente critico che Anci ha da tempo censurato. Pur non avendo natura strutturale, i due fondi rappresentavano comunque gli unici strumenti di sostegno finanziario alle famiglie a basso reddito.
Infine, il disagio abitativo interferisce e compromette anche il diritto allo studio; come dimostrano le recenti vicende di cronaca, l’indisponibilità di soluzioni abitative in affitto a costi accessibili genera nelle città universitarie forte disagio, precludendo in molti casi il diritto allo studio.
Lo Stato deve tornare a tutti gli effetti protagonista delle Politiche sulla casa.
Per affrontare in modo strutturale ed efficace il disagio abitativo occorrono politiche integrate e azioni su più livelli, che devono riguardare i fondi disponibili per il welfare abitativo, gli investimenti per l’ampliamento dello stock immobiliare e della manutenzione, la disciplina legislativa (dall’edilizia residenziale pubblica agli affitti): i Comuni devono quindi essere dotati di tutti gli strumenti e le leve utili per realizzare politiche e dare risposte coerenti con le esigenze specifiche e i bisogni espressi dai territori.
LE PROPOSTE E LE RICHIESTE dei Comuni e delle Città metropolitane
Le proposte dei Comuni e delle Città Metropolitane, di medio e lungo periodo, per affrontare il disagio abitativo riguardano principalmente tre ambiti:
- Fondi: è necessario rifinanziare il Fondo Affitti e Morosità Incolpevole e garantire nel medio periodo le risorse per il welfare abitativo
- Investimenti: è necessario garantire le risorse per ampliare lo stock di abitazioni e la manutenzione del patrimonio destinato a fini abitativi
- Regole: è necessaria una legge quadro nazionale per superare le divergenze tra regioni in materia di edilizia residenziale pubblica e un intervento legislativo a livello nazionale per disciplinare gli affitti brevi a fini turistici.
A. FONDI PER IL WELFARE ABITATIVO
- Rifinanziare – con una decretazione d’urgenza – del Fondo Affitti e Morosità Incolpevole che hanno rappresentato, fino ad oggi, gli unici strumenti continuativi di supporto agli affitti, l’unica forma di sostegno economico per le famiglie in difficoltà. Rifinanziamento accompagnato da una revisione delle modalità di assegnazione delle risorse che le destini direttamente a Comuni e Città Metropolitane evitando il doppio passaggio regionale, al fine di accelerarne l’erogazione. Ricordiamo che trattasi di 300milioni di euro che la legge di bilancio per il 2023 non ha più previsto
- Dotarsi di una politica strutturale di sostegno agli affitti, che arrivi fino ai lavoratori e agli studenti, riconoscere l’emergenza abitativa e “l’essere senza dimora” come una fragilità a cui dedicare interventi e risorse in modo costante nel tempo. Occorre, che i fondi abbiano un carattere pluriennale, almeno decennale, per dare certezze e consentire una programmazione da parte dei Comuni di queste operazioni che non possono essere che continue e di lungo respiro.
B. INVESTIMENTI
a. Ampliamento dello stock
- Rifinanziare il programma di interventi per il recupero e la razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) dei Comuni e degli ex Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) comunque denominati, previsto dall’articolo 4, comma 1 del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47 convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80. Anche in questo caso oltre al rifinanziamento sarebbe auspicabile una modifica procedimentale che consenta di trasferire le risorse direttamente ai Comuni.
- Assegnare ai Comuni il compito di svolgere un ruolo anche in relazione al fabbisogno abitativo di quei cittadini che non hanno le condizioni per accedere all’edilizia residenziale pubblica ma non possono accedere al mercato. I Comuni chiedono di poter acquisire e gestire l’edilizia sociale per evitare quel processo d’impoverimento da cui non si esce facilmente. Per questo potrebbero essere assegnate ai Comuni gli immobili, le aree, gli edifici di enti statali o parastatali inutilizzati. In tutti i Comuni insistono infatti edifici lasciati vuoti da soggetti statali o parastatali (Inps, ex Inpdap, caserme, beni demaniali) e anche grandi aree dismesse che, se assegnati ai Comuni con un fondo che consenta loro di adeguarli e di metterli in sicurezza, possono essere trasformati in alloggi per edilizia sociale o studentati pubblici.
- Prevedere, oltre alla possibilità di assegnazione gratuita ai Comuni degli immobili pubblici inutilizzati, anche quella degli immobili invenduti e/o oggetto di aste giudiziarie che rappresentano dei veri e propri “vuoti urbani” nelle città. Coerentemente, occorre istituire un fondo per l’adeguamento, la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico di questi immobili eventualmente assegnati ai Comuni.
- Prevedere risorse a copertura delle residue 112 proposte del PINQUA in attesa di essere finanziate e che sono state dichiarate “ammissibili con riserva” dall’Alta Commissione. Trattasi di un importante programma di qualificazione della qualità dell’abitare che interessa 450 unità abitative di cui 11.143 sono ERP.
b. Manutenzione
- Disporre dei Fondi per le manutenzioni del patrimonio pubblico, utilizzabili anche per operazioni di efficientamento energetico, in modo permanente e strutturale. Questa operazione è strategica perché consente di programmare gli interventi di manutenzione che non possono essere soltanto emergenziali o straordinari e si traduce di fatto in un incremento del patrimonio immobiliare disponibile da poter assegnare. La manutenzione del patrimonio pubblico deve diventare un’attività strategica. Le politiche dell’abitare, soprattutto nei centri storici, vanno sostenute con un massiccio piano dei servizi e in particolare intervenendo sui servizi di prossimità.
C. REGOLE
- Superare il processo di regionalizzazione delle politiche sulla casa con una legge quadro sull’Edilizia Residenziale Pubblica, che restituisca uniformità territoriale nei diritti di accesso e permanenza all’edilizia pubblica.
Emanare una legge di regolazione delle piattaforme turistiche che garantisca un diritto alla residenzialità degli abitanti delle città, immaginando un rapporto fra i posti letto che sono destinati al turismo, all’accoglienza e all’ospitalità dei non residenti e quelli per soddisfare il diritto all’abitare dei residenti. - Il fenomeno degli affitti brevi necessita di una miglior gestione, quindi di una normativa nazionale chiara e definita. Riteniamo necessario e non più rinviabile una regolamentazione nazionale che disciplini questa tipologia di attività non solo sotto il profilo meramente fiscale, ma anche in relazione a tutti i profili e requisiti di esercizio della stessa in modo chiaro e ovviamente nel rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza e proporzionalità demandando poi alla regolamentazione comunale la definizione di eventuali limiti e restrizioni strettamente correlate e proporzionate ad effettive esigenze di tutela dell’ambiente urbano o afferenti all’ordinato assetto del territorio, sulla falsariga di quanto già previsto per la città storica di Venezia dal dl 50/2022 (art. 37 bis) in ragione delle peculiarità della città stessa.
- Rendere più remunerativo l’affitto di lungo periodo: per limitare e ricondurre ad una dimensione fisiologica il fenomeno degli affitti brevi, oltre a quanto previsto nel punto precedente, si ritiene necessaria la definizione di strumenti fiscali e agevolazioni, che rendano più appetibile e remunerativo per i proprietari di immobili, mettere sul mercato destinandoli ad affitti di lungo periodo, gli immobili sfitti anche incentivando le locazioni a canone concordato. Facilitare la costituzione delle Agenzie per la Casa quale strumento utile a rendere l’affitto di lungo periodo più conveniente e remunerativo.
- Rivedere la normativa in materia di federalismo demaniale: la maggiore criticità connessa all’attuazione del federalismo demaniale, secondo la procedura definita dall’articolo 56-bis del D.L. n. 69 del 2013, è da ricondursi alla prevista decurtazione, sine die, dei trasferimenti erariali susseguenti a tali trasferimenti. Occorre una modifica del richiamato art. 56 bis del dl n. 69/2013, finalizzata a chiarire espressamente che la decurtazione si applica fino a concorrenza del valore stimato del bene al momento del trasferimento.