
Ad aprire l’attesa rassegna del Pompeii Theatrum Mundi, nello scenario del teatro antico, non può che essere una tragedia, narrazione complessa di più dolori edulcorati dall’ineluttabilità di una nemesi. In prima nazionale nello scenario dell’ antico teatro romano la storia di Clitennestra attraversata dallo sguardo contemporaneo di Colm Tóibín, nel romanzo La casa dei nomi, viene riportata in scena con la regia di Roberto Andò direttore del Teatro di Napoli. La storia di una donna, madre, inconsapevole complice dell’omicidio della figlia Ifigenia e consapevole assassina del marito Agamennone, per vendetta, filtrata dalla interpretazione del romanzo torna sulle scena con un sapore intimo, interiore, psicologico.
IL TEMPO DEL DOLORE
Il tempo del racconto non segue la cronologia degli eventi ma è scandito dal dolore di una madre, di una moglie tradita, dell’insensatezza della morte, del desiderio di vendetta. Il sapore psicologico che aveva caratterizzato il romanzo di Tóibín diventa il taglio dello spettacolo che ruota attorno una Clitennestra di cui si intravedono le pieghe dell’anima. Da Eschilo e Euripide i passaggi più intesi vengono cuciti per diventare espressione di personalità psicologiche senza dei e miti. Clitennestra porta sua figlia al patibolo immaginando di accompagnarla al suo matrimonio con Achille, e quest’ultimo a sua volta vede infangare il suo nome usato come pretesto per l’uccisione di Ifigenia, offerta necessaria a sbloccare la guerra. Ifigenia da ragazzina sconvolta, si trasforma, dopo aver sentito le ragioni del padre, in fiera donna pronta a sacrificarsi per il suo popolo. L’omicidio di Agamennone viene raccontato con le crude parole di matrice eschilea, mentre manca del tutto l’inaspettata conclusione dell’Ifigenia euripidea con il provvidenziale intervento di Diana a favore della fanciulla. La complessità, fragilità, umanità psicologica determina il racconto, oltre ogni giudizio
IL VALORE DEL SILENZIO, IL VALORE DELL’AZIONE
Sempre in scena, silenzioso il popolo-coro, spettatore fin dall’inizio in uno scenario di morte, tra letti e tombe, realizzato da Gianni Carlucci, agisce con la sola presenza fisica. Vestito in abiti del XX secolo, di sapore pirandelliano, ha un ruolo centrale nel momento clou: la morte di Ifigenia. L’azione fisica è, in questa visione di Andò, importante quanto quella verbale e crea suggestioni costanti. Oltre i monologhi splendidi di Clitennestra, interpretata in maniera credibile da Isabella Ragonese, oltre i dialoghi concitati come quelli con Agamennone o con Achille a parlare è proprio l’azione. I momenti ì più poetici sono quelli in cui la scena si gioca con le immagini, con i contrasti che svelano: il semplice cambio di passo e di atteggiamento delle persone che portano Ifigenia a spalla trasforma il corteo nuziale in corteo funebre, mentre la gioia della giovane resta intatta a sottolineare il momento tragico. Merito del regista con la sua visione viva della scena, piena di corpi, di immagini vivde tra luci e azioni.
UNO SPETTACOLO CONVINCENTE
Convince Clitennestra (Isabella Ragonese) nel suo racconto interiore mai sopra le righe, convince Agamennone (Ivan Alovisio) in particolar modo quando al tono sforzato affianca quello intimo e più sincero come quando spiega a Ifigenia l’importanza di sacrificare una vita per salvare quella di tanti. Convince anche Ifigenia (Arianna Becheroni) che trasforma il dolore, nel momento in cui coglie il valore del suo sacrificio per il bene di tutti ha un corpo che vibra della forza di un ideale. Di grande impatto anche la sorella Elettra (Anita Serafini), inquietante e nervosa fanciulla che inveisce contro la madre perché ha permesso che accadesse l’omicidio. Meno convincente Achille (Denis Fasolo) nel difficile ruolo di chi cerca di agire per salvare il suo onore. Fantasmatico Egisto (Federico Lima Rope) contribuisce a questa visione più interiore della storia. Accattivante anche la scenografia che vive e respira in un luogo senza tempo, occupando la scena e anche l’orchestra dell’antico teatro romano, il che rende più credibile il racconto.