
Vogliamo che quest’anno sia l’anno delle “parole” e il primo giorno di scuola, ogni docente discuterà con la propria classe su “parole” che abbiamo scelto perché ci sembrano rappresentative non solo delle discipline , ma anche di un’idea di comunità
«… è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli».
Le parole ,che risuonano ancora potenti, dei Ragazzi di Barbiana sulla necessità di possedere le parole per acquisire diritto di cittadinanza , assumono oggi un valore ancora più determinante.
Siamo convinti , come Collegio Docenti, che la scuola, al di là della “supplenza” educativa, che pure le compete, non deve dimenticare il suo ruolo fondante : quello di “ dare le parole”.
Per studiare, per pensare, per essere nel mondo, per cambiarlo in meglio.
Benvenuti o bentornati al Liceo ! Perché Liceo ?
Perché Aristotele fondò la sua scuola presso il tempio di Apollo Licio, il Liceo nasce dal “maestro di color che sanno “, il maestro che Filippo di Macedonia scelse per suo figlio Alessandro.
Da Alessandro Magno ad oggi, QUALCOSA è cambiato : quello che vorremmo cercare di mantenere è l’idea di un Liceo come “spazio altro”, in cui le urgenze del presente siano filtrate dalla tradizione e anche dai tradimenti che ne conseguono.
Siete entrati nelle vostre “aule”, che siano per voi, al di là delle carenze e delle mancanze, uno spazio mentale , aula, in senso etimologico, nel suo valore di “corte”
Speriamo tutti che la cortesia, valore connesso etimologicamente al termine corte, sia l’orientamento di tutti noi.
Se riusciamo a stabilire relazioni ispirate ai valori connessi alla cortesia, se riusciamo tutti ad avere “il mare dentro”, il cammino comune sarà meno difficile.
Vi auguro che la vostra scuola arrivi ad essere veramente spazio della SKOLE’: spazio dell’ozio creativo, cui Domenico Di Masi ha dato statuto scientifico.
Ozio-Creativo è una sintesi “hegheliana” tra: piacere e dovere. Imparando l’arte dell’Ozio Creativo riusciamo a mescolare il piacere del gioco con il “dovere” dello studio e del lavoro, fino a farli diventare un tutt’uno in cui proprio perché si perdono i confini, si annulla la componente faticosa del lavoro e si recupera la componente creativa e utilitaristica della creatività derivante dal piacere del gioco.
Ovviamente, come sapete, per imparare ad essere buoni giocatori, non si può eliminare una buona componente di fatica, quest’ultima non è possibile risparmiarsela.
I Romani appunto chiamavano ludus la scuola. Orbilius non è più plagosus, ma seguiteli i vostri professori, prendete appunti, il lavoro, che non si può evitare, diventerà più leggero.
SE desideriamo conoscere, studiamo : accendiamo i desideri e spegniamo i fuochi dell’individualismo, quello che porta a cercare il meglio per noi, anche se il nostro interesse danneggia gli altri..
L’effetto NIMBY (Not In My Back Yard, «non nel mio giardino») è tanto più pericoloso quanto più diventa criterio di ispirazione per le scelte di vita.
Buon anno scolastico !